L’esperienza delle 150 ore

Dall’alfabetizzazione alla formazione permanente

Cgil di Belluno, Fvl-Cgil di Belluno e Isbrec organizzano l’incontro a più voci L’esperienza delle 150 ore. Dall’alfabetizzazione alla formazione permanente. L’appuntamento, inserito nel quadro della Settimana nazionale degli archivi della Cgil, intende mettere al centro l’innovativa esperienza avviata negli anni ’70 in Italia, attraverso la quale, in forza di specifiche contrattazioni tra sindacati e imprese, si volle garantire ai lavoratori l’opportunità di completare la propria formazione culturale. Tale esperienza si è poi esaurita, ma proprio nel mondo di oggi il tema della formazione degli adulti, e in particolare degli stranieri, riemerge fortemente come momento formativo e di crescita culturale.

L’incontro si svolgerà mercoledì 6 dicembre a Feltre, in sala Ocri (via Negrelli, 7) alle ore 17.00, con il seguente programma.

L’esperienza popolare delle 150 ore negli anni ’80 a Belluno
Paola Salomon (Presidente Isbrec)
Il ruolo della contrattazione nella cultura operaia a Belluno negli anni ’70 e ’80
Giuseppe Pat (già Segretario generale Cgil Belluno)
La centralità dei Cpia nel processo di integrazione dei lavoratori stranieri
Walter Guastella (Segretario generale Flc-Cgil Belluno)

Conclusioni
di Tania Scacchetti (Segretaria nazionale Cgil-resp. Dipartimento formazione)

Coordina
Mauro De Carli
(Segretario generale Cgil Belluno)

Ingresso libero
visualizza la locandina qui

Le informazioni che ci rendono libere dalla violenza

In occasione della
Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne
Spi-Cgil, Coordinamento donne dello Spi, Associazione Belluno Donna e Isbrec
sono liti di invitarvi alla tavola rotonda

Le informazioni che ci rendono libere dalla violenza

Interventi
Maria Rita Gentilin
(Segreteria Spi e responsabile del Coordinamento donne)
Lucia Olivotto
(Vicesindaco di Belluno)
Anna Cubattoli
(Presidente Associazione Belluno Donna)
Paola Salomon
(Presidente Isbrec)
Renato Bressan
(Segretario Spi- Cgil)

sabato 25 novembre ore 11.00
presso la sede dello Spi-Cgil in viale Fantuzzi 11 a Belluno

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ingresso libero

L’iniziativa vanta il patrocinio del Comune di Belluno

Gli esuli della grande guerra

IMG-20171011-WA0006Per l’organizzazione dell’Istituto Storico della Resistenza di Pistoia e dell’Associazione culturale Storia e città, giovedì 2 novembre 2017, alle ore 17.00, presso la Sala Bigongiari della Biblioteca San Giorgio di Pistoia si svolgerà l’incontro Gli esuli della Grande Guerra. I profughi bellunesi e trevigiani a Pistoia dopo Caporetto. Interverranno Alberto Coco, Chiara Scinni e, per la situazione di Belluno, Manuela Maggini, collaboratrice dell’Isbrec e autrice del saggio Belluno invasa: il Comune nella sede di Pistoia e i profughi bellunesi in Italia, pubblicato nel fascicolo 111 (dicembre 2016) della rivista “Protagonisti”, numero monografico dedicato alla Grande Guerra.

L’iniziativa si colloca nel quadro delle iniziative organizzate Cartolina completa La città in guerradall’Istituto Storico della Resistenza di Pistoia, dall’Associazione culturale Storia e Città e dal Comune di Pistoia in collaborazione con i Comuni di Belluno e Treviso e di altre realtà di Pistoia, il cui primo esito è stata l’organizzazione della mostra La città in guerra. Cittadini e profughi a Pistoia dal 1915 al 1918, che ha visto anche la fattiva collaborazione dell’Archivio Storico del Comune di Belluno nella persona della sua respondabile Orietta Ceiner Viel e che sarà visitabile presso le Sale Affrescate del palazzo comunale di Pistoia dal 20 ottobre al 19 novembre.

Visita a Caporetto

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Sabato 21 ottobre
, in occasione dell’imminente centenario della battaglia di Caporetto, si è svolta una visita a Caporetto organizzata dall’Amministrazione comunale di Belluno, dall’Isbrec e da Scuole in rete per un modo di solidarietà e di pace. Una cinquantina di bellunesi, tra i quali circa trenta studenti degli Istituti di istruzione superiore “Catullo” e “Renier” di Belluno accompagnati dai propri insegnanti, è partita di primo mattino alla volta della cittadina slovena dove si consumò una delle pagine più dure per l’esercito e il popolo italiano nel corso della Grande guerra. Oltre agli studenti, hanno preso parte all’iniziativa consiglieri comunali, il presidente del Consiglio, Francesco Rasera Berna, i due vicepresidenti, Valentina Melis e Raffaele Addamiano, la vicesindaco Lucia Olivotto e altri cittadini che hanno in tal modo potuto visitare i luoghi tristemente famosi che segnarono poi profondamente anche la storia della nostra terra aprendo il cosiddetto “an dela fan” che colpì il bellunese durante la lunga occupazione austro-tedesca che ebbe termine solo alla conclusione del conflitto.

L’iniziativa è la prima di una serie di proposte che si svolgeranno tra la fine del 2017 e il 2018, finalizzate alla memoria di questo particolare periodo della prima guerra mondiale, che coinvolse anche il Battaglione alpini “Belluno”, presente a Caporetto tra il 24 e il 26 ottobre del 1917 e costretto a sostenere l’urto delle forze nemiche fino al suo quasi completo annientamento.

Il programma della giornata ha previsto l’incontro con il Sindaco di Caporetto, per uno scambio di saluti che aveva lo scopo di riportare l’attenzione sull’importanza della pace tra i popoli, spesso minacciata, anche oggi, da interessi e logiche che calpestano la dignità dell’essere umano e il valore della vita. Il gruppo ha quindi visitato il Museo di Caporetto, riferimento per la storia del primo conflitto mondiale, per essere poi guidato attraverso un percorso storico che passa dal Monumento Ossario italiano, dove è stata deposta una corona a tutti i morti del conflitto, proseguendo attraverso i luoghi della battaglia, le trincee e fino al ponte di Napoleone.

Il significato di questa iniziativa risiede nella volontà di ribadire con forza il rifiuto della guerra, sancito dall’artico 11 della Costituzione italiana, ma tale viaggio è stato anche l’occasione per riflettere sul significato di termini quali confine e convivenza. Quelle terre che cento anni fa videro scontrarsi e morire migliaia di persone, sono oggi luogo di ricordo, di incontro, di pace.

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Madre Luisa Arlotti. Canossiana, infermiera, partigiana

Venerdì 27 ottobre, alle ore 20.30, presso la biblioteca comunale di Ponte nelle Alpi in sala “Tina Merlin”, avrà luogo la presentazione del libro di Ugo De Grandis Madre Luisa Arlotti. Canossiana, infermiera, partigiana (2016). L’iniziativa, promossa da Biblioteca delle Migrazioni “Dino Buzzati”, Isbrec, Fidapa-BPW Italy, Comitato Pollicino e Famiglia ex emigranti di Ponte nelle Alpi e patrocinata da Comune di Ponte nelle Alpi e Associazione Bellunesi nel Mondo, intende riscoprire una speciale emigrata bellunese. Suora canossiana, madre Luisa Arlotti (Belluno 1904, Poiano di Valpantena 1988) occupa un posto di rilievo nella storia della Resistenza scledense e altovicentina. Giunta a Schio nel maggio 1928, entrò in servizio presso l’asilo “Rossi” di via Pasubio, diventando ben presto la Direttrice, circondata dalla stima e dall’affetto di quanti ebbero modo di conoscerla.
L’occasione per realizzare pienamente la professione di fede e gli studi infermieristici giunse nel giugno 1944, quando, in virtù dell’accordo di collaborazione stretto tra il Comando della Brigata “Garemi” e la Direzione del lanificio “Rossi”, furono affidati alle sue cure due giovani partigiani gravemente feriti nello scontro a fuoco avvenuto a Vallortigara. All’insaputa delle consorelle e incurante degli spioni che l’avevano denunciata ai tedeschi, nei tre mesi successivi madre Luisa proseguì la sua opera di assistenza ospitando all’interno dell’asilo altri partigiani ed ex prigionieri alleati bisognosi di cure, che venivano condotti dai partigiani territoriali. Tradita da un aviatore francese, fu arrestata, trattenuta in carcere per quattro mesi, durante i quali fu sottoposta a stringenti interrogatori che non riuscirono a farle rivelare i nomi di quanti avevano collaborato con lei.
Dopo la Liberazione, la sua compromissione con la Resistenza le costò una lunga sequela di trasferimenti di sede da un capo all’altro della penisola, che lei accettò con rassegnazione e dignità. Ritornata a Schio per un periodo di riposo, nel 1975 madre Luisa fu insignita della nomina di Cavaliere della repubblica per meriti resistenziali.

L’autore: Ugo De Grandis (Schio 1959) coltiva sin dall’adolescenza la passione per i “ribelli”, per gli uomini e le donne che in tutti i tempi e in tutte le latitudini non hanno esitato ad impugnare le armi per combattere le ingiustizie, i soprusi, le dittature. Ha al suo attivo diverse monografie sulla storia delle Brigate “Garemi”, pubblicate nell’ambito della collana dei “Quaderni di storia e di cultura scledense” e i seguenti volumi: Angelo Zanellato. Sette anni in divisa. diario di un vicentino, dalla ritirata di Russia alle scuole antifasciste sovietiche (2006), Il “caso” Sergio.La ricostruzione di un movimento secessionista nel cuore delle Brigate “Garemi” (2008), Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio. Biografia di Antonio Tessaro (Marano Vicentino 1911-Sierra de Caballas 1938) (2008), Vallortigara – giugno 1944. un episodio emblematico della resistenza altovicentina (2010), Malga Silvagno. Il giorno nero della Resistenza vicentina (2010), Ribelli! Passione e rabbia lungo le rive del Leogra (2012), Elemento Pericoloso. Inquisizione e deportazione nella Schio di Salò 1943-1945 (2014), Il rastrellamento di Vallortigara. Sei itinerari alla riscoperta di un episodio emblematico della Resistenza altovicentina ( 2015)

La cittadinanza è invitata a partecipare

Programma
Introduzione di Patrizia Burigo (Vice presidente Associazione Bellunesi nel Mondo)
Saluto di Paolo Vendramini (Sindaco di Ponte nelle Alpi)
interventi di
Lucia Buzzatti (Presidente della Fidapa Bpw Italy)
Morena Pavei (Presidente dell’Associazione Pollicino – Un sorriso per i bambini della Romania)
Paola Salomon (Presidente dell’Isbrec)
Fulvio De Pasqual (Presidente della Famiglia Ex emigranti di Ponte nelle Alpi)
presenta il libro Gioachino Bratti (Presidente della Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”)
intervento dell’autore Ugo De Grandis
Dibattito

INFO
biblioteca.migrazioni@
bellunesinelmondo.it
tel. 0437 941160

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Profughi fra storia e memorie. 1915-1919. Livinallongo del Col di Lana/Fodom

Venerdì 27 ottobre, alle ore 17.30, nell’aula magna dell’Istituto “Catullo”, a Belluno, la storica Luciana Palla, presenterà il suo libro Profughi fra storia e memorie 1915-1919 Livinallongo del Col di Lana/Fodom, 2016, Cierre edizioni/Istitut Cultural Ladin “Cesa de Jan”.

L’evento, patrocinato dalla Consigliera di Parità della Provincia di Belluno, dall’Istituto Superiore “T.Catullo” e Rete Eventi della Provincia di Belluno, è stato organizzato dall’Istituto Storico Bellunese della Resistenza e dell’Età Contemporanea. profughi
L’appuntamento del 27, dopo i saluti delle autorità, vedrà la partecipazione di Mirta Amanda Barbonetti (Isbrec) che coordinerà l’incontro dialogando con l’autrice, e sarà arricchito da letture a cura della professoressa Rita Scafi.

Il piccolo comune ladino di Livinallongo del Col di Lana, rappresenta ancor oggi, a un secolo di distanza, un simbolo della tragedia della prima guerra mondiale sul fronte austro-italiano: la popolazione evacuata nel 1915, il paese distrutto, il ritorno su un territorio devastato per riprendere la vita a poco a poco, con una lunga e faticosa opera di ricostruzione. Nel volume l’autrice ha voluto riordinare le tante memorie lasciate nel tempo dai profughi di Livinallongo sul loro esodo, sui lunghi viaggi ammassati nei treni, sulla vita in terre straniere, sul ritorno a casa.
Il libro, accompagnato da un CD che contiene le testimonianze raccolte dall’autrice negli anni ’80, inquadra storicamente gli eventi inerenti l’esodo della popolazione fodoma verso l’interno dell’Austria o dell’Italia, le loro sofferenze fisiche e morali, le loro angosce, i loro lutti; il tutto tramite normative, individuazione dei luoghi di destinazione, accoglienza e vita quotidiana in terre e tra popolazioni straniere, relazioni con le amministrazioni locali. Scrive l’autrice nella sua premessa:
Ho voluto dedicare questo volume alla popolazione fodoma: a quella che durante la guerra ha dovuto abbandonare tutto ed andarsene profuga in terre sconosciute e lontane con indicibili sofferenze.
LivinallongoMa l’odissea queste genti si configura come esemplare per ricostruire e comprendere analoghi fenomeni che, in quei duri anni, interessarono molti altri abitanti della provincia di Belluno, in particolare nel durissimo anno di occupazione austriaca che ebbe inizio il 9 novembre 1917 per concludersi alla fine delle ostilità il 4 novembre del ’18. E nello stesso tempo ci porta a riflettere sul senso di appartenenza delle piccole comunità talvolta lacerate e smembrate dagli eventi, riportandoci in fondo anche al tempo presente e alle tante storie di profugato nel mondo.

L’autrice: Luciana Palla ha pubblicato numerosi saggi sulla storia delle comunità ladine nel Novecento, primo fra i quali in ordine di tempo I ladini fra tedeschi e italiani, Marsilio 1986 (“Premio della cultura 1986” della Presidenza del Consiglio dei Ministri). Ha dedicato molti anni alla ricerca storica sulla prima guerra mondiale in area dolomitica e trentina, concentrandosi soprattutto sulla vita delle popolazioni e sulle conseguenze socio-economiche del conflitto sulle comunità locali. Su questi temi ha curato nel 2015 presso il Museum Ladin di S. Martino in Val Badia la mostra 1915-1918 Al di là di ogni confine. I ladini raccontano la loro storia.
Recentemente, oltre a vari studi sulla scrittura popolare, si è occupata dell’immaginario della montagna nell’area dolomitica e dei primi pionieri dell’alpinismo e del turismo; in quest’ambito di ricerca ha curato, tra l’altro, la biografia del famoso alpinista fassano Tita Piaz.

Ingresso libero

Ritorno a Caporetto

L?Istituto di Istruzione Superiore “T. Catullo” e l’Isbrec organizzano per giovedì 26 ottobre, alle ore 18.00, presso l’aula magna dell’Istituto “Catullo” di Belluno la presentazione del volume di Pier Paolo Cervone Ritorno a Caporetto (Mursia, 2017). L’incontro vedrà la partecipazione di Silvano Cavallet e dell’autore.

Un libro da leggere camminando lungo i luoghi dove, alla fine di ottobre del 1917, si è combattuta la Dodicesima battaglia dell’Isonzo, più nota come battaglia di Caporetto. Un viaggio nella storia che passa attraverso Plezzo, Tolmino e ovviamente Caporetto, e gli altri piccoli borghi sloveni della Valle dell’Isonzo ricostruendo ciò che è avvenuto: le cause e i responsabili della sconfitta militare che ebbe pesanti conseguenze anche per i civili di Friuli e Veneto, costretti a lasciare le loro case. Un percorso in cui riecheggiano le voci di fanti, alpini, bersaglieri che a Caporetto non hanno alzato le mani davanti ad austro-ungarici e tedeschi, questi ultimi i veri artefici della disfatta dell’Esercito italiano.

Pier Paolo Cervone, nato a Finale Ligure (Savona), si è laureato in Scienze Politiche all’Università di Genova. Giornalista professionista, è stato caposervizio a «La Stampa» di Torino. Con Mursia ha pubblicato Enrico Caviglia. L’anti Badoglio (1992), Vittorio Veneto, l’ultima battaglia (1994), La Grande Guerra sul fronte occidentale (2010), I signori della Grande Guerra (2013), L’Italia in guerra. Da Sarajevo al Patto di Londra (2015) e ha curato I dittatori, le guerre e il piccolo re. Diario 1925-1945 di Enrico Caviglia (2009).

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L’ingresso è libero

Una provincia di montagna di fronte al fascismo. Il caso bellunese

È uscito, per la cura di Adriana Lotto, il volume Una provincia di montagna di fronte al fascismo. Il caso bellunese edito dall’Istituto Storico Bellunese della Resistenza e dell’Età Contemporanea. I contributi raccolti in questo volume sono l’esito del convegno “Le montagne nere. La crisi dello stato liberale e la nascita del fascismo in provincia di Belluno” tenutosi a Belluno il 30 ottobre 2015. In quella circostanza, sette studiosi afferenti all’Isbrec si confrontarono sul tema delle origini del fascismo copertina001nel bellunese. Si trattava del primo tentativo sistematico di affrontare un tema tanto importante anche per il nostro territorio. Il buon esito del lavoro svolto ha spinto alla pubblicazione degli atti, che sono ora messi a disposizione di studiosi e semplici appassionati di cose storiche. Scrive Giulia Albanese nella sua introduzione al testo:

«Ha ancora senso continuare a studiare le origini locali del fascismo? Ci sono ancora nuovi studi da fare? Il volume che qui presento permette di rispondere affermativamente a entrambe le domande, sia dal punto di vista empirico, dei fatti, che dal punto di vista del metodo.
Non vi è dubbio, infatti, che il fascismo, e le origini del fascismo, continuino ad essere tra i temi maggiormente affrontati negli studi storici italiani, malgrado l’interesse dell’opinione pubblica su questi temi sia forse inferiore rispetto al passato. Tuttavia per gli studiosi e anche per i lettori di questa storia, questi anni continuano ad essere un laboratorio fondamentale per pensare ai limiti del liberalismo e della democrazia e alle ragioni dello sviluppo di movimenti autoritari e fascisti. Se, 17- Otto maggio 1921, comizio fascista in piazza compressodal punto di vista della ricerca, negli ultimi anni maggiore attenzione è stata dedicata alla violenza alle origini del fascismo, e i riflessi di questo sviluppo sono ben evidenti anche nei pezzi qui presentati, la cifra di diversi di questi studi permette di utilizzare una lente diversa con cui guardare a questo tema, ossia lo spazio e il ruolo degli individui, con le loro storie, che si proiettano nel passato, ma anche nel futuro, negli anni del successo ma anche della crisi del movimento fascista.»

Gli autori, i saggi

Giulia Albanese, Introduzione
Mirco Melanco, Il grido dell’aquila. Analisi del film-documentario prodromico della cinematografia in camicia nera
Ferruccio Vendramini, Il fascismo a Belluno prima e dopo la marcia su Roma, tra violenza politica e propaganda di massa
Adriana Lotto, L’occupazione dolce
Francesco Piero Franchi, Personalità oplitiche: per la ricognizione di alcuni protagonisti del protofascismo bellunese
Vincenzo D’Alberto, Tra biennio rosso e biennio nero. La stampa locale
Gianmario Dal Molin, Dal clericalismo al clerico-fascismo in provincia di Belluno
Toni Sirena, A chi l’acqua? A noi! Gli industriali idroelettrici di fronte al primo fascismo

Una provincia di montagna di fronte al fascismo. Il caso bellunese a cura di Adriana Lotto, Isbrec 2017, pp. 206, € 15,00
Per informazioni inviare una mail all’indirizzo istitutobelluno@libero.it

Nel cielo di Belluno. Breve storia di Arturo Dell’Oro

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Belluno, estate 1917. Il pilota sul suo aereo

Il primo settembre 1917, il pilota italo-cileno Arturo Dell’Oro, poco più che ventenne, moriva in un’azione di guerra sul cielo di Belluno. Inquadrato nelle fila dell’Aeronautica italiana, di stanza presso l’aeroporto cittadino, decideva, quella mattina, di scagliarsi col proprio velivolo contro un aereo nemico in fuga. La tragica scelta provocava da una parte la morte di due nemici e dall’altra la sua stessa tragica fine.

Il suo sacrificio venne subito letto come un atto di eroismo, quell’eroismo che sempre governi e alti comandi militari cercano per giustificare i conflitti e mantenere salde le motivazioni nell’esercito e nei popoli. La sua figura, anche grazie alla retorica fascista, venne dunque ben presto mitizzata, al punto che nel 1924 gli venne conferita ad memoriam la cittadinanza bellunese e gli venne intitolato lo stesso aeroporto bellunese che ancor oggi porta il suo nome.

I resti dell'aereo di Dell'Oro

I resti dell’aereo di Dell’Oro

In queste ultime settimane, Comune di Belluno, Isbrec, Aero Club di Belluno, ABM e altre realta istituzionali e associative hanno ricordato questa figura con incontri, lezioni, commemorazioni che hanno visto anche il coinvolgimento e la partecipazione del Console cileno in Italia. Tra le diverse iniziative, il primo settembre 2017 l’Isbrec ha consegnato all’Aero Club “Arturo Dell’Oro” alcuni reperti dell’aereo del pilota perché siano esposti presso l’aeroporto di Belluno assieme alla pergamena che ricorda la concessione della cittadinanza onoraria di Belluno a Dell’Oro.

Ma per restituire dignità storica dell'oro001ad Arturo dell’Oro, l’Isbrec e l’Aero Club Belluno “Arturo Dell’Oro” hanno anche inteso dare alle stampe l’opuscolo Nel cielo di Belluno. Breve storia di Arturo Dell’Oro curato da Nicola De Toffol. Il testo, che include la presentazione di Enrico Bacchetti e “Cenni sull’emigrazione italiana in Cile” a cura di Simone Tormen, è corredato da una serie di fotografie che ritraggono il soldato italiano.

Chi fosse interessato, potrà richiedere copia gratuita di tale opuscolo, rivolgendosi all’Aero Club Belluno “Arturo Dell’Oro” o all’Isbrec.

 

Sentiero parlante dei Bersaglieri e dei Partigiani

Sabato 23 settembre 2017, alle ore 10.00 a Longarone, presso la sala consiliare verrà presentato il Sentiero parlante dei Bersaglieri e dei Partigiani. Nato dalla collaborazione dei Comuni di Belluno e Longarone, del Cai Veneto, dell’Isbrec e dell’Anpi, della Fondazione Dolomiti UNESCO e con il patrocinio del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi, questo progetto, già illustrato a Belluno lo scorso 25 aprile in occasione delle celebrazioni per la festa della Liberazione e per il 70° anniversario del conferimento della Medaglia d’Oro alla città di Belluno per la lotta di Liberazione in provincia, consiste in un percorso che unisce la località di Fortogna al centro di Belluno snodandosi lungo i sentieri che, al di là del valore naturalistico dei luoghi, racchiudono momenti importanti della storia recente del nostro territorio.

Questo percorso, che richiede circa 15 ore complessive di cammino, è stato inserito nella App del CAI Veneto per Smartphone chiamata “Sentieri parlanti”, la cui funzione è quella di audio guida che sviluppa, per ciascun sentiero tematico inserito, i temi del “dove sei e dove puoi andare”, della “storia e segni dell’uomo” e “geologia e paesaggio”. Scritti, audio registrati, immagini e video-clip veicolano i contenuti associati al percorso, rendendo l’esperienza escursionistica più ricca e radicandola nel territorio.

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Profilo di Mariano Mandolesi realizzato da Eronda (1945)

Il Sentiero parlante dei Bersaglieri e dei Partigiani, realizzato per la parte storico da Roberto Mezzacasa (Cai, Isbrec), si snoda lungo il tracciato percorso nel 1917 dai bersaglieri dopo la rotta di Caporetto, mentre tentavano di mettersi in salvo, ma nel contempo queste stesse zone ospitarono nella primavera ed estate del 1944 i partigiani del distaccamento “Pisacane” e successivamente, negli ultimi, durissimi mesi di lotta e Resistenza, il Comando piazza di Belluno. Percorrendo i sentieri si potrà dunque raggiungere la celebre casera de i Ronch, alle spalle del Serva, il monte che fa da cornice alla città di Belluno, dove trovarono rifugio gli oltre 70 bellunesi liberati dal carcere di Baldenich il 16 giugno 1944 per opera di 12 partigiani della “Pisacane”. L’episodio è senza dubbio uno dei più spettacolari della Resistenza bellunese, perché l’eroismo dimostrato dagli uomini del comandante Carlo (Mariano Mandolesi), che riuscirono nella difficile impresa senza sparare neppure un colpo, spinse nella settimane successive centinaia di giovani bellunesi a prendere la strada dei monti e a unirsi alle forze partigiane.

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Casera de i Ronch

Il sentiero parlante raggiunge poi altri luoghi particolarmente significativi per la lotta di Liberazione in provincia, come il bosco delle Castagne, teatro dell’impiccagione di 10 partigiani il 10 marzo 1945 e, ultima tappa del percorso, piazza dei Martiri a Belluno, ove, il 17 marzo dello stesso anno, trovarono la morte 4 uomini impiccati dai nazisti ad altrettanti lampioni della piazza.

Questo percorso si offre dunque come una eccellente opportunità per conoscere luoghi e paesaggi spettacolari e nel contempo storie di dolore e libertà che hanno segnato la storia questo territorio

Nel corso della presentazione che si terrà a Longarone verranno dunque ripercorsi questi eventi e, al termine dell’incontro, chi lo desidera potrà recarsi, in auto o a piedi, dall’ex stazione ferroviaria di Fortogna sino a Pian Cajada dove potrà essere condiviso un momento ricreativo. 

La partecipazione alla presentazione e all’escursione è aperta a tutti.

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