Petizione per le dimissioni dell’assessore regionale del Veneto Elena Donazzan

L’Isbrec aderisce alla petizione promossa dall’Anpi regionale del Veneto con cui si chiedono le dimissioni dell’assessore regionale Elena Donazzan che il 25 aprile, Festa della Liberazione dal nazi-fascismo, ha inteso celebrare questo importante momento del calendario civile equiparando chi lottò per la libertà e la democrazia agli italiani che scelsero di aderire alle forze naziste. In discussione non è certamente il rispetto per i morti, che non ha colore politico, ma la scelta di campo tra valori democratici e ideologia nazi-fascista. Elena Donazzan, non nuova a queste uscite, è assessore regionale alla formazione, al lavoro, alle pari opportunità e, ciò che soprattutto inquieta in questo frangente, all’istruzione.

Per firmare la petizione promossa dall’Anpi clicca qui.

Dimissioni dell’assessora Donazzan nel rispetto
della Memoria antifascista e della Costituzione

Il 25 aprile 2021, mentre l’Italia celebrava la Liberazione dal nazifascismo e ricordava i partigiani e le partigiane, che hanno dato la vita per la libertà di tutti, l’assessora Donazzan, con grande disprezzo per i valori fondativi della nostra Repubblica, dichiarava di dover commemorare in maniera indistinta partigiani e nazifascisti, compiendo l’ennesimo atto di rivendicazione della dignità del nazifascismo e operando un’attiva forma di mistificazione e revisione storica, assolutamente inaccettabile.
Assistiamo al reiterato tentativo, da parte di chi svolge funzioni istituzionali nel quadro della Costituzione antifascista, di equiparare vittime e carnefici, in nome di una millantata “pacificazione nazionale”. Il 25 Aprile non è il giorno dei morti, che ricorre il 2 novembre, ma è il Giorno della Liberazione dal nazifascismo, in cui si ricordano le responsabilità politiche e umane dei vivi, distinti tra oppressori e oppressi, ai quali l’assessora all’Istruzione Donazzan non può attribuire pari dignità e onore in nome di “un autentico salto di qualità culturale”.
Noi ci sentiamo totalmente rappresentati dalle parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Mattarella il 25 aprile, e dalle inequivocabili parole del Presidente del Consiglio Mario Draghi al museo di via Tasso, luogo che vide incarcerati e torturati dai nazifascisti, tra il 1943 e il 1944, oltre 2000 antifascisti, molti dei quali trucidati alle Fosse Ardeatine.
Se l’assessora Donazzan, pubblicamente e reiteratamente, sceglie di commemorare i fautori della Shoah e delle stragi di civili, militari, disabili, compie una scelta di campo, che la pone al di fuori della Costituzione e quindi non è degna di rappresentare nella Giunta Regionale i veneti e gli italiani.
Per tali motivi, i sottoscrittori della presente petizione si rivolgono al presidente della Giunta Regionale del Veneto, dr. Luca Zaia, che recentemente nel ghetto di Venezia ha reso omaggio alle vittime della Shoah, chiedendogli non solo di dissociarsi pubblicamente, ma di rimuovere da qualsiasi incarico istituzionale la signora Donazzan.

Coordinamento Regionale Anpi Veneto

Firmatari
1. Cgil Veneto
2. Sunia di Treviso
3. Cobas Scuola Veneto
4. Pd Veneto
5. Articolo Uno Veneto
6. Movimento 5 Stelle Veneto
7. “Veneto che vogliamo”
8. Rifondazione Comunista del Veneto
9. Pci Veneto
10. Sinistra Italiana Veneto
11. Europa verde-Verdi del Veneto
12. Potere al Popolo Veneto
13. Verde Progressista Venezia
14. Tutta la Città Insieme Venezia
15. Coalizione Civica per Treviso e per Padova
16. Coordinamento Libera Veneto
17. Legambiente Veneto
18. Associazione Nazionale Giuristi Democratici
19. Coordinamento Giuristi Democratici Veneto
20. Arci Veneto
21. Rete degli Studenti Medi Veneto
22. Rete Studenti Medi di Padova, Treviso, Venezia
23. Coordinamento Studenti Medi Nord-Est
24. Udu Padova, Udu Venezia, Udu Verona
25. Italia Nostra di Treviso
26. Libertà e Giustizia Padova
27. “Se non ora quando?” Padova e Venezia
28. Istrevi (Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Vicenza)
29. Iveser (Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea)
30. Centro Studi Luccini – Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea di
Padova
31. Istituto Storico Polesano per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea “Giacomo Matteotti”
32. Istresco di Treviso (Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea della Marca trevigiana)
33. Isbrec (Istituto Storico Bellunese della Resistenza e dell’Età Contemporanea)
34. IVrR (Istituto veronese per la Storia della Resistenza)
35. Avl (Associazione Volontari Libertà) Treviso, Vicenza
36. Associazione “Io Scelgo Mirano”
37. Associazione Lottodognimese di Padova
38. Associazione Il Villaggio
39. Associazione Buongiorno Bosnia
40. Associazione Sos Diritti
41. Anei di Vicenza
42. Aned di Verona Sezione “Gino Spiazzi”
43. Aned di Vicenza
44. Comitato Padova per la Costituzione
45. Associazione per la Pace di Padova
46. Società della cura Venezia
47. Gruppo “Bella Ciao” Cittadini non indifferenti di Quarto d’Altino

Per saperne di più:
Il Fatto Quotidiano
ViPiù – Vicenza informa

Verso un dizionario biografico della Resistenza bellunese

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Nel quadro della Festa della Liberazione 2021, Isbrec, Comune di Belluno e Anpi di Belluno organizzano l’incontro Verso un dizionario biografico della Resistenza bellunese. L’appuntamento intende presentare i risultati di una ricerca condotta da Franco e Silvia Comin nel fondo documentario Ricompart (Riconoscimento partigiani) presso l’Archivio centrale dello Stato a Roma. La lunga ricerca ha permesso di censire circa 5000 persone che lo Stato italiano riconobbe dopo in conflitto come partecipanti alla guerra di Liberazione dal nazi-fascismo. 

L’esito della ricerca sarà la pubblicazione di un dizionario biografico. In attesa del volume, si è voluto organizzare un incontro di presentazione dei risultati, che si svolgerà online venerdì 30 aprile alle ore 18.00 sulla piattaforma Zoom al seguente link: https://us02web.zoom.us/j/87449904746, e vedrà gli interventi di Diego Cason, Adriana Lotto, Franco Comin e Silvia Comin.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

25 aprile 2021 Festa della Liberazione

In occasione della Festa della Liberazione 2021,img244 ritaglio stanti le restrizioni dovute alla pandemia, anche a Belluno non potrà svolgersi la consueta cerimonia. Tuttavia il Comune di Belluno, in collaborazione con Isbrec e Anpi, ha ugualmente inteso celebrare questa giornata secondo il seguente programma:

25 aprile, ore 10.00 – Piazza dei Martiri
Posa della corona al Monumento ai Caduti della Resistenza
Presenzieranno il Sindaco di Belluno con il Gonfalone cittadino, una rappresentanza dell’Amministrazione e i rappresentanti di Isbrec, Anpi, Fvl e Ass. Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra.

25 aprile, ore 11.00
Diffusione attraverso il canale YouTube del Comune di Belluno e dell’Isbrec di un video con il saluto del Sindaco, Jacopo Massaro, e l’orazione ufficiale a cura dello storico Andrea Martini.

Visualizza la locandina dell’evento qui

R-ESISTENZE UNDER 18

Filarmonica_Resistenze_banner (1)In occasione della Festa della Liberazione 2021, l’Isbrec aderisce all’iniziativa R-esistenze under 18, organizzato da Licei “Renier” e Filarmonica di Belluno con il patrocinio del Comune di Belluno e la collaborazione fattiva della Libreria degli Eddini, Mondadori bookstore, Libreria le due zitelle Libreria Tarantola.

Troppo spesso ormai il 25 aprile viene derubricato a “momento civile di routine”. L’intento di questo progetto, in un momento del tutto particolare come quello che stiamo vivendo, è quello di ridare a questa giornata la profondità che merita. Musica, parole e immagini per comprendere il significato di quel particolare momento che fu la liberazione.

Il 25 aprile, saranno trasmessi tre video dove le letture dei ragazzi dei Licei Renier di BelFilarmonica_Resistenze_post (2)luno saranno intervallati da momenti di musica curati da piccole formazioni di musicisti della Filarmonica di Belluno. Il tutto ruoterà intorno alla tematica delle “resistenze” giovanili, intese come momenti di coraggio, forza e resilienza di fronte alle difficoltà che la vita, in vari momenti storici, ha posto ai ragazzi.

I video saranno trasmessi il 25 aprile alle ore 12, alle ore 15 e alle ore 17 sulla pagina Facebook della Filarmonica di Belluno e su quella del Comune di Belluno

La casa in montagna. Storia di quattro partigiane

la casa in montagnaIn occasione della celebrazione della Festa della Liberazione, Isbrec,  Confindustria Belluno-Dolomiti e Bollati-Boringhieri editore, vi inviatano alla presentazione del libro La casa in montagna. Storia di quattro partigiane  di Caroline Moorehead (Bollati Boringhieri editore, 2020).

L’incontro si terrà lunedì 19 aprile alle ore 18.00 e sarà visibile in diretta sul canale facebook di Confindustria Belluno Dolomiti e Bollati Boringhieri editore. Parleranno del libro Adriana Lotto (Isbrec) e Caroline Moorehead.

A tre generazioni di distanza dalla guerra partigiana del 1943-45, certi eventi di quegli anni hanno perso in parte la loro carica emozionale. In questi decenni è stato compiuto un imprescindibile lavoro di ricerca storica, che ha documentato con cura le battaglie e le vite dei protagonisti di allora, e ha analizzato nel dettaglio gli elenchi degli assassinati e dei torturati, e l’orribile computo dei drammi umani, spesso descritto con linguaggio asettico nei documenti della burocrazia. Oggi è importante che, per non dimenticare, si levi su quelle vicende anche una voce autoriale, in grado di legare i fatti storici in un filo narrativo coinvolgente e cristallino.
È ciò che fa Caroline Moorehead in questo libro, un’opera capace di ricreare l’atmosfera di paura e di dolore, ma anche in grado di rendere la spinta ideale provata da molte donne coraggiose, determinate ad agire e rischiare per il bene della loro comunità. Pagina dopo pagina, leggiamo senza fiato la storia delle quattro protagoniste – Ada Gobetti, Bianca Guidetti Serra, Frida Malan e Silvia Pons –, partigiane emblematiche di un intero movimento di donne altruiste, forti e motivate, che animarono azioni di ribellione collettiva, sfidando la guerra, la paura e i pregiudizi.
In questo racconto, attento e delicato, troviamo testimonianze che riescono a commuovere e a ispirare, e restano impresse a lungo, grazie alla penna felice dell’autrice. Attraverso lo sguardo e l’esempio di queste protagoniste in lotta contro il nazifascismo, La casa in montagna ci restituisce una memoria unica, che oggi troppi vorrebbero dimenticare.

Caroline Moorehead, giornalista londinese, autrice e attivista per i diritti umani, ha pubblicato numerosi libri di argomento storico, tra i quali diverse importanti biografie. Ha scritto per «The New York Review of Books», «The Guardian», «The Times», «The Independent» e ha collaborato con la BBC. In Italia sono stati pubblicati Un treno per Auschwitz (2016), La piccola città dei sopravvissuti (2016) e Una famiglia pericolosa. La storia vera della famiglia Rosselli e della sua opposizione al fascismo di Mussolini (2017). Il suo Human Cargo, sulla crisi migratoria, è stato finalista del National Book Critics Circle Award. Divide la vita tra l’Inghilterra e l’Italia.

Per informazioni: lmartino@confindustria.bl.it – 0437 951225

Visualizza la locandina qui

Tre donne bellunesi nel Lager di Bolzano

24 marzo festa donneNel quadro della celebrazione della Giornata internazionale della donna, Isbrec, Spi Cgil di Belluno e Coordinamento donne dello Spi di Belluno organizzano l’incontro Tre donne bellunesi nel Lager di Bolzano. Il vissuto tra storia memoria e rimozione. Ne parlano Paola Salomon (Isbrec), Chiara Bergamini (Isbrec) e Rosanna Bettella (Segretaria Spi Cgil Veneto). Introduce e coordina Maria Rita Gentilin (Segretaria generale Spi Cgil Belluno).

L’incontro viene trasmesso in diretta mercoledì 24 marzo 2021, alle ore 16.00 sulla pagina facebook @spicgil.belluno e su you tube Spi Cgil Belluno.

Venetica 2/2020. Palinsesto patavino. Figure, luoghi, momenti dell’Università di Padova

copertina-venetica-22020_webCon Palinsesto patavino, «Venetica», rivista di storia contemporanea degli Istituti per la storia della Resistenza di Belluno, Padova, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza, presenta un quadro storico incisivo e largamente inedito dei cambiamenti che l’università di Padova ha avuto e ha determinato nella ricerca e nella cultura durante il XX secolo. Si indagano il disciplinamento delle esuberanze goliardiche, le mobilitazioni nazionaliste del corpo studentesco e docente, la strutturazione culturale e artistica fascista dell’ateneo, come pure i canali sotterranei dell’antifascismo tra maestri e allievi che gli faranno conferire la medaglia d’oro per la Resistenza, disagi e dissidenze, la rilevanza di risultati nel campo giuridico e della medicina del lavoro, lo sviluppo dell’università di massa in rapporti anche tesi con una città conservatrice e moderna.
La rubrica Angoli e contrade, per una volta, non riporta recensioni su originali novità della saggistica riguardante ambienti veneti, ma – per mano di grandi autori – evocazioni di opere prodotte all’interno del Bo divenute dei classici dell’alta produzione culturale.
Per acquistare la rivista (15,00€) scrivere all’Isbrec al seguente indirizzo: istitutobelluno@libero.it.

Indice

Palinsesto patavino di «Venetica»
I muri dei giovani eroi: racconti sovrapposti di Marco Fincardi
Indisciplina e dimostrazioni studentesche tra Ottocento e Novecento di Angela Maria Alberton
Genealogie accademiche. Adolfo Ravà e Filosofia del diritto: centralità di un espulso di Giulia Simone
«Il Bo» del Guf (1935-1943) di Mario Isnenghi
Il cantiere del Bo e l’ambiente artistico padovano di Virginia Baradel
Università e territorio: tre casi-tipo di Alfiero Boschiero
Ettore Bentsik dall’università al municipio di Paolo Giaretta
Sergio Bologna. Uno storico militante a Scienze politiche di Enrico Ruffino
Transizione all’università di massa. Colloquio con un ex-rettore: Giuseppe Zaccaria (2009-2015) a cura di Alfiero Boschiero

angoli e contrade
Luciano Canfora, La Letteratura latina di Marchesi; Giuliano Scabia, Il fiore di Malo e la tega troiana; Ivano Paccagnella, Folena, cento anni. Il “suo” Veneto, i suoi libri; Giandomenico Romanelli, Sergio Bettini; Aldo Maria Costantini, Gli studi boccacciani di Vittore Branca; Enzo Pace, Sabino Acquaviva e l’eclissi del sacro

Notiziari dagli istituti a cura di Giovanni Sbordone

Abstract
I collaboratori di questo numero
Elenco dei referees

Il più bell’italiano. Vita partigiana del dottor Mario Pasi

 1. Mario Pasi 26 marzo 2021 2. Mario Pasi 26 marzo 2021Nel quadro delle commemorazioni dei dieci partigiani impiccati al Bosco delle Castagne (10 marzo 1945), Isbrec, Anpi e Comune di Belluno vi invitano alla presentazione del libro di Giuseppe Masetti Il più bell’italiano. Vita partigiana del dottor Mario Pasi, edizioni del Girasole 2020. Promossa dal Comune di Ravenna e sviluppata dall’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea in Ravenna e provincia, la ricerca di Giuseppe Masetti, direttore dell’Istituto revennate, ricostruisce la storiamario Pasi001 di Mario Pasi, medico, intellettuale, attivista politico e partigiano, ucciso a Belluno al Bosco delle Castagne. Insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria per la sua attività e per il suo eroico silenzio sotto tortura, durante la prigionia fu seviziato per quattro mesi prima di essere mandato a morte con gli altri nove prigionieri politici.

La presentazione del libro avverrà venerdì 26 marzo 2021 alle ore 17.30 in modalità telematica sulla piattaforma Zoom collegandosi all’indirizzo https://us02web.zoom.us/j/86920531034. Ne discuteranno Giuseppe Masetti e Adriana Lotto.

La cittadinanza è invitata

Contro il controllo politico sul lavoro di ricerca storico

Il 9 febbraio 2021 i Consiglieri Regionali Raffaele Speranzon (Fratelli d’Italia), Alberto Villanova (Zaia Presidente), Daniele Polato (FdI), Joe Formaggio (FdI), Tommaso Razzolini (FdI) e Enoch Soranzo (FdI) hanno presentato al Consiglio regionale del Veneto la mozione n. 29 “La Giunta regionale sospenda ogni tipo di contributo a favore di tutte quelle associazioni che si macchino di riduzionismo e/o negazionismo nei confronti delle foibe e dell’esodo istriano fiumano e dalmata”.
Con tale mozione, dopo due pagine di premesse e considerazioni, fatti i dovuti richiami normativi, in poche righe i firmatari invitano il Consiglio regionale veneto, congiuntamente alla Giunta regionale,

  1. a sostenere nelle modalità che si riterranno più opportune le celebrazioni e la diffusione del Giorno del Ricordo, specie fra i giovani, promuovendo iniziative utili alla conoscenza che accrescano la consapevolezza e contribuiscano ad una condivisa coscienza civile della storia della nostra Patria;

  2. a sospendere ogni tipo di contributo finanziario e di qualsiasi altra natura (es. patrocinio, concessione di sale, ecc.) a beneficio di soggetti pubblici e privati che, direttamente o indirettamente, concorrano con qualunque mezzo o in qualunque modo a diffondere azioni volte a macchiarsi di riduzionismo, giustificazionismo e/o di negazionismo nei confronti delle vicende drammatiche quali le Foibe e l’Esodo, sminuendone la portata e negando la valenza storica e politica di questa enorme tragedia;

  3. a promuovere la tutela nei confronti dei cittadini italiani rimasti minoranza nell’ex Jugoslavia attraverso iniziative economiche e culturali e affiancare il sacrosanto diritto delle famiglie dei “desaparecidos” italiani di conoscere quali sia stata la sorte dei propri cari ed il luogo in cui giacciono le loro spoglie;

  4. a condannare senza indugi ogni forma di propaganda, negazionismo o riduzionismo nei confronti dei crimini contro l’umanità da parte di totalitarismi di ieri e di oggi di qualsiasi coloritura politica.

Finalità e modi sono al contempo chiari e discutibili.
Partiamo dalle prime. Come ogni anno, anche nel 2021 si sono levate da più parti voci (afferenti essenzialmente alla destra italiana di varia ma riconoscibile ascendenza) volte a delegittimare il lavoro di numerosi storici che, lungi dal voler negare alcunché, intendono però dare una lettura appunto storica ai fatti occorsi sul confine orientale alla fine del secondo conflitto mondiale. In sostanza non si ammette che non sia data una lettura politica, e specificamente anticomunista, alle vicende legate alle foibe e all’esodo di centinaia di migliaia di italiani residenti nell’area istriana e dalmata. In questo senso è sufficiente leggere la lunga serie di premesse alla mozione, in cui più volte si fa riferimento non solo alle violenze del “regime comunista jugoslavo”, ma anche alle posizioni assunte dal Pci italiano e dai suoi militanti nei confronti degli esuli istriani e dalmati.
Sempre in premessa si accusano poi di intenzioni revisioniste o perlomeno riduzioniste quelli che la mozione indica come “presunti storici”. Vale la pena ricordare che il lavoro dello storico, se ben fatto, consiste in una minuziosa analisi di carte, documenti di varia natura, testimonianze che consentano la ricostruzione non solo dei fatti, ma anche del clima sociale e politico in cui quelli accaddero. Tuttavia non è né può essere compito dello storico emettere giudizi. Per questi ci sono i tribunali o, appunto e su un altro piano, i dibattiti politici. Ma lo storico, faticosamente, con un lavoro che spesso dura anni, non intende proporre verità (né parziali, né definitive) ma favorire la comprensione di un fatto o di un fenomeno storico. In tal modo consentono ad una società di riconscere le proprie radici e prendere coscienza della complessità e problematicità di ciò che è accaduto. Voler ridurre il lavoro dei ricercatori a meri propugnatori della verità voluta da una parte politica è non solo concettualmente sbagliato, ma persino offensivo.
Discutibile anche i modi con cui i firmatari della mozione intendono porsi di fronte alla ricerca storica. Che il mondo politico intenda sindacare sul lavoro di studiosi o istituti di ricerca in merito a qualsivoglia argomento di storia è cosa assolutamente riprovevole. Solo nelle peggiori dittature il potere politico interviene nel mondo della cultura censurandolo o privandolo di sostegno, anche economico. In una democrazia sana e propriamente detta lo storico e gli istituti di ricerca storica studiano e discutono (peraltro da prospettive spesso contrastanti) di qualsivoglia argomento senza interferenze del mondo politico. A questo proposito, si consideri ciò che avviene in questo periodo in Polonia, laddove si è dovuto assistere alla condanna dei professori Barbara Engelking, membro dell’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia, e di Jan Grabowski, membro del Royal Society of Canada, autori di del libro “Notte senza fine. Il destino degli ebrei in alcune contee della Polonia occupata” pubblicato in due volumi a Varsavia nel 2018. In quel caso gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli di diffamazione per alcuni contenuti della loro opera e tuttavia alla comunità scientifica internazionale è noto il loro alto valore di studiosi in particolare per il contributo ad una migliore comprensione delle relazioni ebraico-polacche nel periodo bellico.
Ciò che vorrebbero i firmatari della mozione 29 pare essere proprio questo. Sottomettere studiosi e luoghi della cultura e ricerca storica alla superiore autorità della politica. Ritenendo tutto ciò inaccettabile, l’Isbrec ha deciso di aderire al seguente appello firmato da numerosi storici e istituti di ricerca.

Appello al Consiglio e alla Giunta Regionale del Veneto sulla mozione n. 29, primo firmatario il consigliere Speranzon, intitolata “La Giunta regionale sospenda…”
Le sottoscritte e i sottoscritti auspicano che il Consiglio Regionale e la Giunta regionale del Veneto non vogliano fare propria la mozione n. 29, primo firmatario il consigliere Speranzon, che, lungi dal voler diffondere la conoscenza scientifica su un tema importante e dibattuto quale quello delle foibe e delle violenze nel confine orientale, mira invece a limitare la ricerca, il dibattito scientifico e la libera discussione.
L’uso di termini quali “riduzionismo” e “giustificazionismo” ha infatti l’obiettivo non di sanzionare chi nega la realtà di queste violenze, ma di limitare – su basi assai vaghe e di dubbia legittimità costituzionale – qualsiasi possibilità di discussione, ricerca e interpretazione dei fenomeni in oggetto. Chi dovrebbe mai giudicare se si tratti di riduzionismo o giustificazionismo? Fin dalla premessa la mozione enuncia come verità storiche definitivamente acquisite dati e interpretazioni che gli storici hanno – allo stato attuale delle ricerche – più volte messo in discussione con studi accurati sulla base dei documenti disponibili.
I sottoscrittori di questo appello auspicano – sulla scia anche di quanto espresso in questi giorni, su questioni analoghe, dalla Società italiana per lo studio della storia contemporanea (Sissco) – che la Regione Veneto sostenga, nei luoghi ad essa deputati, la ricerca storica su questo come su altri eventi della storia, non solo italiana, proprio sulla base dei valori di pace e di convivenza civile espressi dalla nostra Carta Costituzionale e dai Trattati dell’Unione Europea, e che contribuisca a conservare un clima culturale di dibattito, sereno approfondimento e confronto civile.

Giulia Albanese, storica, Università degli Studi di Padova
Elena Bacchin, storica, Università Ca’ Foscari Venezia
Duccio Basosi, storico, Università Ca’ Foscari Venezia
Giovanni Bernardini, storico, Università degli studi di Verona
Federica Bertagna, storica, Università degli Studi di Verona
Andrea Brazzoduro, storico, Università Ca’ Foscari Venezia
Alessandro Casellato, storico, Università Ca’ Foscari Venezia
Renato Camurri, storico, Università degli Studi di Verona
Laura Cerasi, storica, Università Ca’ Foscari Venezia
Marco Fincardi, storico, Università Ca’ Foscari Venezia
Monica Fioravanzo, storica, Università degli Studi di Padova
Filippo Focardi, storico, Università degli Studi di Padova
Giovanni Focardi, storico, Università degli Studi di Padova
Enrico Francia, storico, Università degli Studi di Padova
Emilio Franzina, storico, Università degli Studi di Verona
Carlo Fumian, storico, Università degli Studi di Padova
Mario Isnenghi, storico, Università Ca’ Foscari di Venezia
Alba Lazzaretto, storica, Università degli Studi di Padova
Simon Levis Sullam, storico, Università Ca’ Foscari Venezia
Valentine Lomellini, storica, Università degli Studi di Padova
Federico Mazzini, storico, Università degli Studi di Padova
Matteo Millan, storico, Università degli Studi di Padova
Marco Mondini, storico, Università degli Studi di Padova
Rolf Petri, storico, Università Ca’ Foscari di Venezia
Stefano Petrungaro, storico, Università Ca’ Foscari Venezia
Maria Chiara Rioli, storica, Università Ca’ Foscari Venezia
Laura Schettini, storica, Università degli Studi di Padova
Carlotta Sorba, storica, Università degli Studi di Padova
Giulia Simone, storica, Università degli Studi di Padova
Giovanni Vian, storico, Università Ca’ Foscari Venezia
Gilda Zazzara, storica, Università Ca’ Foscari Venezia

Centro d’Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea dell’Università degli Studi di Padova (Casrec)
Centro studi Ettore Luccini, Padova (Csel)
Istituto storico bellunese della Resistenza e dell’Età contemporanea (Isbrec)
Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea “Ettore Gallo” di Vicenza (Istrevi)
Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser)
Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (IVrR)
Istresco-Aps

Per saperne di più leggi la mozione qui.
Leggi l’articolo pubblicato il 17 febbraio su “la Nuova” qui.

Comunicato contro gli attacchi alla ricerca storica sulle foibe

Anche l’Isbrec esprime la propria solidarietà nei confronti del Centro Studi Movimenti di Parma, oggetto di un recente attacco ideologico per un’iniziativa culturale legata al Giorno del Ricordo, e ribadisce che l’impegno della Rete degli Istituti è sempre volto alla ricostruzione documentata di eventi e fenomeni al fine di offrirne una lettura problematica e non superficiale, storica e non politica. A tal fine condivide il comunicato del Presidente dell’Istituto nazionale “Ferruccio Parri”, prof. Paolo Pezzino.

Ogni anno la giornata del ricordo è occasione per elementi di destra per attaccare qualsiasi interpretazione che rifiuti la vulgata nazionalista della pulizia etnica a danno degli italiani, e inviti a prendere in considerazione la politica di snazionalizzazione portata avanti durante il ventennio nelle zone del confine orientale, non per giustificare, ma per spiegare quanto successo dopo la caduta del fascismo e durante la costruzione dello stato comunista jugoslavo. Si vuole imporre una versione della tragedia delle foibe e di quella successiva dell’esodo dei giuliano fiumano dalmati sotto forma di genocidio degli italiani, anche con impropri e assurdi confronti con la Shoah. Chiunque operi la necessaria contestualizzazione di quanto successo sa che gli italiani furono perseguitati o in quanto ex fascisti, o perché identificati con le classi egemoni, o in quanto si opponevano alla costruzione dello Stato comunista, e non in quanto italiani. Quest’anno ripetuti attacchi sono stati portati allo storico Eric Gobetti, reo di avere pubblicato un volume nel quale contesta la vulgata di destra nazionalista. E’ recente il caso della presa di posizione del consigliere regionale emiliano di Fratelli d’Italia Michele Barcaiuolo e del gruppo consiliare della Lega a Parma contro il Comune di Parma, reo di avere commissionato al Centro Studi movimenti “fortemente ideologizzato e dichiaratamente di parte” due webinar rivolti alle scuole, nei quali è stato chiamato a parlare lo stesso Gobetti.
Gli attacchi mirano a negare la legittimità della rete degli Istituti della Resistenza e dell’età contemporanea, alla quale aderisce il Centro studi di Parma, a svolgere azione di ricerca storica e attività didattica sul confine orientale, sostenendo che essi sarebbero ideologicamente orientati.
È allora essenziale ribadire che la ricerca storiografica non può essere condizionata da verità ufficiali diffuse o imposte; che la libertà di ricerca va fondata sull’onestà intellettuale, sulla contestualizzazione ampia degli eventi, sull’utilizzo critico di fonti verificabili; che da parte degli istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea non si nega che le foibe rappresentino un crimine, che si inquadra non soltanto in una reazione alle politiche di snazionalizzazione e oppressione messe in atto dal fascismo nei confronti delle minoranze slovene e croate, ma anche nei meccanismi violenti di costruzione dello Stato jugoslavo da parte di un regime comunista che perseguitava tutti coloro che si opponevano ai suoi progetti (e quindi non solo italiani, e quindi non solo fascisti).
Dietro questi attacchi si nasconde non solo la totale ignoranza degli eventi storici, l’utilizzazione di parole d’ordine nazionaliste, ma anche e soprattutto la cancellazione del ventennio fascista e dei suoi crimini.
L’Istituto nazionale Ferruccio Parri, che è il capofila di 64 Istituti storici della Resistenza dell’età contemporanea associati e 15 collegati, diffusi su tutto il territorio nazionale, si oppone con forza a questa deriva antidemocratica e, nel manifestare la propria vicinanza alle famiglie di tutti coloro che hanno dovuto soffrire per le tragedie consumatisi sul confine orientale, ribadisce il suo impegno per la libertà di ricerca storica al di fuori di vincoli e polemiche di carattere politico-ideologico; esprime solidarietà agli istituti e ai ricercatori che in questi giorni hanno ricevuto attacchi per il loro impegno per la verità e la correttezza storica.

Paolo Pezzino

Per saperne di più, consulta l’articolo apparso su “la Repubblica” qui.
Leggi il comunicato del Centro Studi Movimenti di Parma qui.