Chiusura estiva

 

interno5 esterno

Si comunica che l’Istituto Storico Bellunese della Resistenza e dell’Età Contemporanea resterà chiuso da mercoledì 26 luglio a giovedì 31 agosto.

Pertanto in questo periodo le attività del’Istituto saranno sospese.

A tutti i soci, agli abbonati e ai fruitori di biblioteca e archivio si augura una buona estate!

Le attività riprenderanno regolarmente l’1 settembre.

Pastasciutta antifascista del 23 luglio 2017

Anche per il 2017 lo Spi-Cgil organizza la pastasciutta antifascista. Quest’anno, l’iniziativa si terrà il 23 luglio presso la sede della Pro Loco di Busche (Cesiomaggiore).

Programma

15,00
apertura della festa. Saranno disponibili 2 postazioni gratuite di internet point, presso l’area della Rete degli Studenti. Saranno attivi i servizi dello Spi-Cgil col controllo pensione, lettura busta paga (ObisM), 14^, consulenza previdenziale, ecc.

16,30
Tavola rotonda Immigrazione e politiche di integrazione.
Saluto ed introduzione di Mauro De Carli (Segretario Cgil Belluno)
Interverranno
Renato Bressan (Segretario Provinciale Spi-Cgil Belluno)
Gianluigi Della Giacoma (Segretario F.P.-Cgil Belluno)
Jacopo Polli (Presidente cooperativa Dumia)
Paolo Perenzin (Sindaco di Feltre)
Piero Ruzzante (consigliere regionale veneto Art.1 mdp)
On. Federico D’Incà (M5S)
La Tavola rotonda sarà registrata da Radio Più con moderatore e conduttore Claudio Fontanive e trasmessa il lunedi 24 alle ore 19,00

16,30-18,00
Animazione, con i giocolieri della compagnia “Fratelli AL” . Gazebo a disposizione con matite colori ed altro…

19,00
Apertura cucina. Lo Spi-Cgil offrirà a tutti i partecipanti la Pastasciutta antifascista. Saranno disponibili “Schiz, Pastin, porchetta, affettati e contorni”

21,00
Si esibirà il coro CAI di Belluno (vedi qui il programma)

Sarà presente, inoltre, un’ambulanza che fornirà gratuitamente il servizio di controllo della pressione arteriosa e dell’ossigeno nel sangue

Hanno aderito all’iniziativa e saranno con i loro spazi:
ANPI ISBREC AUSER LIBERAVENETO RETE DEGLI STUDENTIFEDERCONSUMATORI

L’iniziativa è Patrocinata dall’amministrazione comunale di Feltre

Per favorire la partecipazione lo Spi-Cgil mette a disposizione gratuitamente un Pullman dal Cadore/Comelico con passaggio a Cadola (Ponte nelle Alpi) e un pullmino dall’agordino
PARTENZE
Pullman 1) Santo Stefano di Cadore ore 14 ,00 Viale Papa Luciani (fermata autobus); Tai di Cadore piazza mercato ore 14,30; Cadola fronte Chiesa 15,10.
Pullmino Spi-Cgil 2) Canale Agordo Piazza ore 14,50; Agordo Piazza mercato ore 15,10

Rientro previsto con partenza da Busche ore 22,30
È gradito un cenno di prenotazione ai seguenti numeri:
Per il Comelico/Cadore: 3403730836 Loredana
Per l’Alpago: 3409700369 Luigi
Per l’Agordino: 3409686287 Aldo; 3465331256 Silvano; 3423513455 Andrea

Ulteriori Informazioni: Spi-Cgil Belluno 0437-1841425 spi.bl@veneto.cgil.it
visualizza la locandina qui

 

Fame, paura, speranza. La Todt nel longaronese e dintorni (1943-45)

Sarà presentato sabato 3 giugno alle ore 17.30 presso la sala consiliare della Magnifica Comunità di Cadore a Pieve di Cadore il libro di Elvio Bez e Ferruccio Vendramini Fame, paura, speranza. La Todt nel longaronese e dintorni (1943-45), edito da Cierre-Isbrec nel 2015.

L’iniziativa organizzata da Isbrec, Magnifica Comunità di Cadore, news21apr15bComune di Longarone e con la collaborazione del Bim Piave, vedrà la partecipazione dei due autori che presenteranno alla cittadinanza il frutto di una lunga ricerca che per la prima volta in provincia di Belluno cerca di fare il punto sul lavoro al servizio della macchina bellica tedesca.

La presentazione sarà accompagnata dalla proiezione di immagini a cura del Circolo Fotografico B. Recalchi di Longarone.

il libro
La seconda guerra mondiale per l’Italia non fu solo un susseguirsi di tragici eventi bellici, così come gli ultimi venti mesi del conflitto non furono solo una lotta serrata tra nazi-fascisti e formazioni partigiane. Dietro questi momenti essenziali, infatti, si nasconde un mondo fatto di paura, sofferenza, fame, povertà e speranza. Un mondo fatto di persone comuni che, travolte dalla guerra e dalle sue violenze, si trovarono a fare i conti da una parte con gli occupanti e le loro violenze e dall’altra con gli alleati e le formazioni partigiane che, operanti dall’interno e dall’esterno, cercavano di minare la solidità del regime nazista e del suo sodale fascista.
In quel contesto, anche nella provincia di Belluno fu approntata dai tedeschi una poderosa macchina volta a realizzare lavori a sostegno della guerra, quali gallerie, bunker e postazioni militari, che avrebbero dovuto garantire, nel caso la guerra volgesse al peggio, una più sicura ritirata delle truppe naziste, dando vita ad una sorta di una nuova “linea gotica”. Ad occuparsi di ciò fu l’organizzazione Todt (impegnata, in realtà, in tutti i territori europei controllati e occupati dalla macchina bellica di Hitler) che impiegò prigionieri e civili in estenuanti lavori coatti.
Si tratta di un capitolo ancora poco noto della storia recente del nostro territorio, da una parte perché per molto tempo la storiografia si è concentrata su eventi bellici, figure e strutture che operarono fattivamente nel conflitto, e dall’altra a causa della drammatica carenza delle fonti documentarie. A colmare almeno in parte questa lacuna e ricostruire quei drammatici momenti è ora il libro di Elvio Bez e Ferruccio Vendramini “Fame, paura, speranza. La Todt nel Longaronese e dintorni (1943-45)”.
Al centro del volume il tema del lavoro coatto che nella provincia di Belluno, occupata dai tedeschi, dovette essere prestato per l’organizzazione Todt, a Longarone in particolare. Anche attraverso il ricorso a numerose e preziose testimonianze orali, vengono ricostruite le vicende di tanti lavoratori impegnati, durante la seconda guerra mondiale, nella realizzazione di linee di difesa militare che avrebbero dovuto proteggere dall’avanzata degli Alleati le regioni a nord. Un aspetto poco conosciuto del periodo 1943-45 che va accostato alla storia della Resistenza nel Veneto e nel contempo restituisce il clima difficile entro cui migliaia di persone furono costrette a vivere per lunghi mesi, obbligati alla realizzazione di almeno 150 siti militari nel solo territorio preso in considerazione.
Il volume è accompagnato da un dossier di immagini che permettono di comprendere meglio il contesto: la paura delle ritorsioni tedesche, i rapporti talora difficili con le forze partigiane, che partite da posizioni di netta ostilità nei confronti di quanti prestassero la propria opera a favore della macchina militare tedesca, finirono poi col riconsiderare tali convinzioni, il problema della fame e dell’obbligo alle prestazioni lavorative, aspetto essenziale per comprendere la scelta obbligata fatta da molti bellunesi, nonché la speranza di uscire da quella situazioni difficile. Tutto questo raccolto in tre grandi capitoli: il primo, opera di Ferruccio Vendramini, ricostruisce storicamente la questione, il secondo, frutto delle fatiche di Elvio Bez, consiste in una ricca raccolta di testimonianze orali, mentre il terzo, sempre a cura di Bez, restituisce l’epistolario di un giovane soldato bellunese che, impegnato al fronte, scrive alla fidanzata, raccontando paure, sogni e speranze.

Gli autori
Ferruccio Vendramini è nato a Belluno il 15 marzo 1933 e risiede a Belluno, su cui ha scritto nume-rosi libri e saggi di storia moderna e contemporanea. Direttore per quasi un ventennio dell’Isbrec, ha fondato nel 1980 la rivista di storia «Protagonisti». È direttore responsabile anche della rivista «Venetica» e socio emerito della Deputazione di Storia patria per le Venezie.
Nato a Igne di Longarone il 3 novembre 1954, Elvio Bez è stato vigile urbano e guardia boschiva per 32 anni nei Comuni di Longarone e Castellavazzo. Appassionato di storia e cultura locale, lavorando per il Comune ha seguito sempre da vicino la storia di Longarone e quella più recente legata al Vajont. Nel 1990 è tra i fondatori del Circolo Fotografico Bruto Recalchi del quale sarà presidente per 10 anni. Nel 1993 ha pubblicato insieme a Piergiacomo De Cesero, Giampaolo De Cesero e Valentino De Bona il testo Igne e Soffranco: due paesi una storia, un video-documento che traccia la storia e la cultura dei due paesi.

Prima dell’alba. La beffa di Baldenich

Domenica 4 giugno, alle ore 18.00, presso il teatro comunale di Belluno sarà in scena lo spettacolo Prima dell’alba. La beffa di Baldenich, realizzato dal gruppo teatrale “I Messinscena”, gruppo di studenti del liceo “Dal Piaz” di Feltre guidati dalla professoressa Renata Cataldi, autrice dei testi e curatrice della regia.

Lo spettacolo, che verrà rappresentato in prima_Dell'alba2occasione della Festa della Repubblica, nasce nel 2016 da un progetto dell’Istituto “Dal Piaz” di Feltre che si è avvalso in particolare della collaborazione di Giovanni Perenzin (Anpi, Isbrec).

La rappresentazione di Belluno è promossa da Comune di Belluno, Ufficio Scolastico di Belluno, Anpi, Isbrec, Scuole in rete per un mondo di solidarietà e pace, Fondazione Teatri delle Dolomiti, Spi-Cgil Belluno e Consulta provinciale studentesca.

Ingresso libero

Il lavoro trae spunto da uno degli avvenimenti più importanti nella storia della Resistenza bellunese: si tratta dell’impresa compiuta da 12 partigiani del distaccamento “Pisacane” che, al comando del comandante Mariano Mandolesi “Carlo”, alla metà di giugno del 1944 riuscirono ad entrare nel carcere di Belluno e liberare oltre 70 prigionieri politici. L’azione rappresentò un momento di svolta nelle vicende della guerra di Liberazione nel nostro territorio, giacché spinse centinaia di giovani a seguire le orme dei partigiani già attivi in provincia.
Tale vicenda diviene, come detto, lo spunto per un percorso teatrale che vuol essere una riflessione sul significato della lotta di Liberazione e sulla necessità di fare una scelta, attraverso le vicende di uomini che, in carcere, si interrogano sul senso e l’utilità della guerra partigiana.
Per saperne di più sulla “beffa” di Baldenich, si veda di Mariano Mandolesi, Operazione Baldenich. Belluno 16 giugno 1944, a cura di Enrico Bacchetti, presentazione Francesco Rasera Berna, Isbrec 2016, opuscolo pubblicato con la collaborazione del Comune di Belluno; si tratta della ristampa di “Operazione Baldenich”, uscito nel 1976 in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria a Mariano Mandolesi “Carlo”, comandante della formazione “Pisacane” prima e poi del Comando Piazza di Belluno durante la guerra di Liberazione.

Voci di partigiane venete

“Ci sentivamo dalla parte giusta, lottavamo per la liberta, per essere liberi…». Trentaquattro partigiane venete raccontano di sé, ma anche delle compagne una schiera di donne diverse per età, cultura e appartenenza che, dope l’8 settembre 1943, hanno scelto la Resistenza contro il nazifascismo. Da allora non hanno mai smesso di battersi per affermare pace, liberta, democrazia e giustizia, quei valori in nome dei quali hanno combattuto, resistendo a violenze e deportazioni, e che vogliono trasmettere alle ragazze e ai ragazzi di oggi.

Questo il tema del libro Voci di partigiane venete, a cura di Maria Teresa Sega (rEsistenze, Cierre, 2016) che verrà presentato il 31 maggio alle ore ore 18,30 presso Palazzo Borgasio in via Luzzo 22 a Feltre e che raccoglie anche la testiminianza delle bellunesi Rosetta Cagnati, Flora De Martini, Amalia Gorza.

voci di partigiane venete001Intervengono:
Maria Rita Gentilin Segretaria Spi-Cgil e Coord. Donne Spi-Cgil
Paola Salomon Presidente Isbrec
Giovanni Perenzin Presidente ANPI Feltre
Letture di brani tratti da alcune testimonianze a cura di Silvana
Vignaga

L’incontro, organizzato e promosso da Isbrec, Spi-Cgil Belluno, Coordinamento donne dello Spi di Belluno, Fondazione Società Bellunese e Anpi, vanta il patrocinio del Comune di Feltre.
Visualizza la locandina qui

Ingresso libero

Dal risvolto di copertina:

Sono raccolte in questo libro 34 “voci di partigiane venete”, diverse per età, appartenenza territoriale – le sette province venete – sociale, culturale e politica: contadine della montagna e della pianura, operaie, maestre, studentesse. Madri e figlie. Giovani e anziane. Bambine.

049

Belluno, piazza Duomo, maggio 1945. Staffette bellunesi festeggiano la Liberazione (Archivio fotografico Isbrec, fondo “Resistenza”)

Raccontano di sé, ma anche delle compagne e danno voce a quelle che non sono presenti. Ne risulta “un’altra storia” del Movimento di Liberazione, dove agisce unapluralità di soggetti, saltano i confini tra pubblico e privato, ragione e sentimenti e si aprono spazi di protagonismo impensabili per le donne.
Sono storie di vita in guerra, in un momento durissimo nel quale si sono trovate a dover fare scelte drammatiche. Hanno scelto, dopo l’8 settembre ’43, di stare “dalla parte giusta”, spinte dal rifiuto della guerra, dall’insofferenza verso un regime opprimente, dall’impossibilità di sopportare le ingiustizie e le violenze quotidiane, dalla necessita di salvare le vite. Non si poteva rimanere indifferenti vedendo i giovani rastrellati impiccati penzolare dagli alberi, gli ebrei portati via, le case bruciate, i partigiani fucilati lasciati insepolti sui bordi delle strade. “Non è giusto ubbidire ad una legge ingiusta”, ha detto Tina Anselmi, bisogna opporsi a1 senso di fatalità e di passività, essere partecipi. Disobbedire. E quando padri, fratelli e compagni prendono le armi per resistere al nazifascismo, sono anche loro, indispensabili messaggere, vivandiere, staffette, infermiere, combattenti in armi se necessario; condividono disagi, paure, fughe, violenze. E speranze.

Con scritti di
Luigina Badiale, Laura Bellina, Luisa Bellina, Valentina Catania, Maria Teresa Sega, Sonia Residori, Paola Salomon

Testimonianze di
Cecilia Wilma Ballarin, Luciana Bellunato, Delfina Borgato, Rosetta Cagnati. Teresa, Casagrande, Luigina Castagna, Marcella Dallan, Flora De Martini, Clara Doralice, Concetta Fiorio, Sofia Gobbo, Amalia Gorza, Matilde Lenotti, Eleonora Lista, Rina, Lorenzon, Anna Maria Lorenzoni, Caterina Martello, Adriana Martignoni, Liliana, Martini, Flavia Mazzali, Ines Mumeni, Teresa Peghin, Pierina Penezzato, Wally e, Noemi Pianegonda, Tecla Luciana Piva, Anna Pozzani, Lucia Pugno, Rina Somaggio, Magda Tralli, Mafalda “Maria” Travaglini, Lina Tridenti, Nedda Zanfranceschi, Ester, Zille, Maria Zonta

Zone di guerra, geografie di sangue

Gli Istituti della Resistenza di Belluno, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza, il Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Padova, il Centro Studi Ettore Luccini di Padova, L’Istituto per la storia e le memorie del ‘900 “Parri” dell’Emila Romagna e l’Anpi organizzano la presentazione del volume Zone di guerra, geografie di sangue. L’atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia (1943-1945), a cura di Gianluca Fulvetti e Paolo Pezzino (Il Mulino, Bologna 2016).
l’incontro si terrà il 30 maggio 2017 alle ore 16.00 a Padova, presso l’Aula Bortolami, Palazzo Jonoch – Università di Padova, Dipartimento di Scienze Storiche, in Via del Vescovado 30.

Programma:
Coordina:
GIULIA ALBANESE
Intervengono:
LUTZ KLINKHAMMER e FILIPPO FOCARDI
Saranno presenti i curatori e alcuni autori

zone di guerra, geografie di sangueIl libro che verrà presentato rappresenta l’esito conclusivo del progetto triennale finanziato dal Fondo italo-tedesco per il futuro, voluto dal governo della Repubblica Federale di Germania. Tal progetto prevedeva un poderoso lavoro di ricerca realizzato da Anpi e Intituto Nazionale “Ferruccio Parri” (ex Insmli) con il contributo degli Istituti storici della Resistenza italiani, mirante a ricostruire e restituire in un’unico grande archivio gli episodi di violenza compiuti da fascisti e nazisti in Italia tra il 1943 e il 1945. La consultazione della banca dati è possibile all’indirizzo www.straginazifasciste.it.
Il libro che verrà presentato a Padova raccoglie gli interventi di numerosi storici italiani che si sono confrontati con il tema.

visualizza la locandina qui

Dalla quarta di copertina:
Oltre a stragi tragicamente note, come quelle di Monte Sole e di Sant’Anna di Stazzema, il periodo compreso fra l’8 settembre del 1943 e la fine della guerra ha visto cadere sotto il fuoco tedesco e fascista un grande numero di italiani, in larga misura cittadini estranei alla lotta partigiana, vittime di rastrellamenti o rappresaglie, ma in parte anche antifascisti e partigiani inermi, già catturati e disarmati ed eliminati in una spietata politica del terrore. Molti di questi episodi non erano stati finora indagati a fondo, mentre da una loro valutazione complessiva e comparazione è possibile dedurre informazioni sulle strategie di guerra dei tedeschi e sul ruolo dei fascisti repubblicani. Risultato di un censimento svolto su oltre cinquemila casi di violenza perpetrati ai danni della popolazione civile e dei partigiani inermi, questo volume fornisce una mappa completa e ragionata delle stragi che hanno insanguinato l’Italia, analizzandole dal punto di vista geografico e storiografico. Accanto alla ricostruzione degli avvenimenti, sono presi in esame i contesti nei quali le stragi ebbero luogo, il ruolo dei responsabili, le dinamiche delle azioni partigiane, le strategie di sopravvivenza dei civili, ponendo in rilievo i nessi fra i singoli episodi e gli obiettivi dell’esercito tedesco in Italia. «Zone di guerra, geografie di sangue» mette a disposizione di studiosi, studenti e interessati alla storia nuove informazioni e interpretazioni sulla «guerra ai civili».

I curatori:
Gianluca Fulvetti, ricercatore di Storia contemporanea all’Università di Pisa, è stato direttore dell’Istituto della Resistenza di Lucca ed è membro del Comitato scientifico dell’Insmli (Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia). Si occupa da anni della storia della società italiana durante la Seconda guerra mondiale, con particolare riferimento alle violenze di guerra e al ruolo delle istituzioni ecclesiastiche.
Paolo Pezzino, già professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Pisa, negli ultimi anni si è occupato prevalentemente di massacri di civili nella Seconda guerra mondiale. Con il Mulino ha pubblicato, fra gli altri, «Anatomia di un massacro» (2007), «Sant’Anna di Stazzema» (2013) e, assieme a Luca Baldissara, «Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole» (2009).

Indice del volume:

Presentazione, di Claudio Silingardi e Carlo Smuraglia
Premessa, di Susanne Wasum-Rainer
Prefazione, di Gianluca Fulvetti e Paolo Pezzino

PARTE PRIMA: LA RICERCA E I SUOI RISULTATI: IL QUADRO NAZIONALE
L’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, di Paolo Pezzino e Gianluca Fulvetti

Appendici
Cronografia. Territori e fasi della politica del massacro, di Chiara Dogliotti
Tabelle su tipologie

PARTE SECONDA: INTERPRETAZIONI
I tedeschi e la guerra ai civili in Italia, di Carlo Gentile
La violenza dei fascisti repubblicani. Fra collaborazionismo e guerra civile, di Toni Rovatti
Il massacro come strategia di guerra, la violenza come forma di dominio dello spazio, di Luca Baldissara

PARTE TERZA: FASI E TEMPI
Il Sud, di Giuseppe Angelone e Isabella Insolvibile
La linea Gustav, di Enzo Fimiani e Tommaso Baris

Le ritirate
L’Italia centrale, estate 1944, di Francesco Fusi
13 giorni di sangue. L’Italia settentrionale e il Veneto, 23 aprile-6 maggio 1945, di Federico Melotto 

La linea Gotica
Le stragi sulla linea Gotica, di Chiara Donati e Maurizio Fiorillo
Le retrovie della Gotica: «Lotta alle bande» e stragi nelle valli dell’Appennino emiliano, di Marco Minardi

L’ultimo inverno
Drȏle de guerre e guerra civile nel Nord-ovest, di Chiara Dogliotti
Uno sguardo a Nord-est, di Marco Borghi

PARTE QUARTA: LUOGHI
Tra città e montagna
Guerra ai civili e ai partigiani fra Torino e Genova, di Barbara Berruti, Chiara Colombini e Andrea D’Arrigo
Repressione e controllo del territorio nel Piemonte meridionale, di Nicoletta Fasano e Mario Renosio

Tra città e pianura
Gappismo, sappismo e guerra civile in Lombardia, di Luigi Borgomaneri
Repressione politica tra città e pianura in Emilia Romagna, di Roberta Mira

Retrovie del fronte e aree di confine
Strategie della violenza nelle retrovie, tra Veneto e Zone di operazioni (1943-1945), di Irene Bolzon
Operationszone Adriatisches Kiistenland, di Giorgio Liuzzi
Ai confini del Reich: l’Alpenvorland, di Lorenzo Gardumi

Era un giorno qualsiasi

Sant’Anna di Stazzema (Lucca), 560 civili uccisi nell’eccidio nazista dell’agosto ’44. La ricerca della verità. Una storia lunga tre generazioni ricostruita dal nipote di una delle vittime. Uno spaccato del nostro Paese dove Sant’Anna diventa un simbolo e un punto di partenza “per costruire un pensiero nuovo, una cultura diversa”.
Ci accompagna in questo percorso il giornalista toscano eraungiornoqualsiasiBL compressoLorenzo Guadagnucci, autore del libro Era un giorno qualsiasi (edito da Terre di mezzo), che venerdì 19 maggio 2017, ne discuterà in pubblico con il collega Zenone Sovilla, a Belluno, presso la sala “Bianchi” alle 17.30, nell’ambito delle iniziative promosse per l’anniversario della Liberazione dall’Istituto storico bellunese della Resistenza e dell’Età contemporanea in collaborazione con il Comune di Belluno, l’Anpi, il Circolo 25 aprile e la Fondazione “Società Bellunese”.

IL LIBRO
“La mattina presto del 12 agosto – un sabato – eravamo già tutti in piedi quando qualcuno arrivò gridando: ‘I tedeschi! I tedeschi!’”.
Alberto ha 10 anni e si salva solo per caso dall’eccidio nazista di Sant’Anna di Stazzema, in cui vengono uccise sua madre Elena e altre 400 persone. Eccidio che in Italia viene dimenticato fino al processo, clamoroso, del 2004, al quale si arriva grazie alla tenacia di un magistrato che riesce a individuare i responsabili della strage strappandola all’oblio.
Anni più tardi, durante il G8 di Genova del 2001, ancora una violenza cieca, insensata, torna a farsi spazio nella storia personale dell’autore di questo libro, nipote di Elena.
“Tante volte ho ripensato a quella giornata che ha cambiato la mia vita e distrutto quella della mamma. So di essermi salvato grazie a un episodio piccolo piccolo: la decisione di seguire Arnaldo e nonno Pasquale, disobbedendo alla mamma. Lei mi voleva tenere con sé, quella mattina, ma io non ero il tipo da obbedire subito a qualsiasi ordine.
Forse, se fossi stato un bambino timoroso, attaccato alle gonne della madre, sarei rimasto con lei e avremmo condiviso la stessa sorte: l’incolonnamento, la chiusura dentro la stalla della Vaccareccia, le bombe a mano, i colpi di mitra, l’incendio. Le sono sopravvissuto grazie a una decisione presa d’istinto quel sabato mattina, al limitare fra l’aia e il bosco. Da una parte lei che mi diceva ‘Alberto resta qui’, dall’altra Arnaldo che si incamminava sulle orme del nonno: ‘Dai, andiamo anche noi’”, racconta Alberto.
“Il libro – spiega Lorenzo Guadagnucci – intreccia la storia di vita di mio padre, oggi 81 anni, scampato alla strage di nazista di Sant’Anna di Stazzema il 12 agosto 1944 (perse sua madre), e la ricostruzione dei fatti e del processo che si è tenuto 60 anni dopo.

Il tema di fondo del libro è una riconsiderazione della memoria delle stragi, a partire dalla tormentata vicenda di Sant’Anna: la strage, oggi ben conosciuta, ha avuto un lungo oblio a causa dell’avversione dei superstiti per i partigiani e della mancata giustizia (fino al 2004); ora si è aperta una fase nuova, ma quale dev’essere il messaggio da preservare e trasmettere?”.
Nelle pagine del volume si fa strada così anche una riflessione sulla memoria della Resistenza, sugli eccessi celebrativi e sulla insufficiente valorizzazione di quel tessuto diffuso di lotta civile e nonviolenta che caratterizzò l’impegno rischioso di un’infinità di persone (in buona parte donne) come supporto essenziale e irrinunciabile della lotta armata.

L’AUTORE
Lorenzo Guadagnucci, giornalista, ha pubblicato tra l’altro i libri Noi della Diaz (Terre di mezzo Editore/Altreconomia), Lavavetri e Restiamo animali (entrambi con Terre di mezzo Editore), Parole sporche (Altreconomia) e, con Vittorio Agnoletto, L’eclisse della democrazia (Feltrinelli).

70 medaglia d'oro

Matteo Fiori. Il cercatore di orizzonti

Isbrec, Fondazione “Società Bellunese”, Fondazione “Giovanni Angelini”, Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore e Magnifica Comunità di Cadore vi invitano alla presentazione del libro Matteo Fiori. Il cercatore di orizzonti a cura di Francesco Piero Franchi (Isbrec, 2016) che si terrà sabato 6 maggio alle ore 16.00 presso la Magnifica Comunità di Cadore a Pieve di Cadore secondo il segunete programma:Matteo Fiori Pieve cadore 6.5.2017

interventi
Francesco Piero Franchi
(Isbrec, curatore del volume)
Emanuele D’Andrea (Vice Presidente Magnifica Comunità di Cadore)
Maria Giovanna Coletti (Presidente Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore)
Francesco Carrer (Presidente Cai Veneto)

testimonianze
Maurizio Busatta, Renato Zanivan, Loris Santomaso, Claudio Agnoli, Fabio “Rufus” Bristot

partecipa
Camilla Fiori

Giovanni Matteo Fiori nasce l’8 febbraio 1948 a Forno di Zoldo da madre zoldana e padre cadorino, che lo fanno crescere tra queste due valli, alle quali sarà sempre profondamente legato. Trasferitosi a Belluno con la famiglia, frequenta le scuole dell’obbligo sino a conseguire la maturità presso il liceo classico Tiziano. Si iscrive poi alla facoltà di Giurisprudenza di Padova, dove trascorre un periodo intenso della sua vita tra militanza politica e forti amicizie. Si laurea nel 1972 e, dopo aver prestato servizio militare, nel 1974 viene assunto presso l’Ente Ospedaliero Santa Maria del Prato di Feltre, svolgendovi funzioni dirigenti come Vice Direttore Amministrativo e, successivamente, come responsabile dell’Ufficio Legale. Durante questo periodo matura il sodalizio umano e professionale con l’avvocato Gianfranco Tandura, il quale lo porta ad abbracciare la professione forense. Si iscrive all’Albo dei Procuratori Legali del Tribunale di Belluno nel 1978 e all’Albo degli Avvocati nel 1985, abilitandosi al patrocinio presso le Magistrature superiori nel 1994. Lavora tra lo studio legale di Feltre e quello di Belluno dove conosce Liana, che diventerà sua seconda moglie e dalla quale, nel 1987, avrà la figlia Camilla.
Tra i molti suoi incarichi, fu Giudice della Commissione Tributaria Provinciale di Belluno dal 1980 e componente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Belluno fino al 2007. È stato Presidente Regionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del Veneto (1994-2004) e Presidente del Collegio Nazionale 8 Con Franco Tandura in udienza in corte d'assise a Belluno (1995) compressadei Probi viri del Cnas; e ancora Istruttore Nazionale di sci alpinismo e Istruttore di alpinismo del Cai e Istruttore Neve e Valanghe (Svi). Consigliere Tecnico della Magnifica Comunità di Cadore dal 1990, è stato anche componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Giovanni Angelini e del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Tiziano-Cadore. Muore a Belluno il 12 novembre 2010.

Gli autori, i testi:

Pippo Leo Prefazione
Paola Salomon Prefazione
Francesco Piero Franchi Questioni di metodo,

PARTE PRIMA – GLI AFFETTI DELLA RAGIONE
Angelo Tanzarella – Ferruccio Vendramini
Bene comune e politica: la passione di una vita
Francesco Piero Franchi “La meglio gioventù”: Matteo & C. nella Belluno degli anni Sessanta
Ferruccio Vendramini “Non perdiamoci di vista”: Matteo Fiori nello spazio dell’impegno e della solidarietà
Maurizio Busatta Ambiente montano, acque, autonomia: tre temi-cardine del pensiero politico e culturale di Matteo Fiori
Ester Cason Angelini Intuizioni, progetti, incroci: Matteo Fiori per la cultura della montagna
Bianca Simonato Zasio “L’ultimo regalo”: cercando Matteo tra i ricordi degli amici feltrini e le carte d’archivio del Cai di Feltre
Franco Tandura Matteo Fiori, avvocato: la speranza di ottenere giustizia
Fabio “Rufus” Bristot Subsidium afferre: l’opera di Matteo Fiori per il Soccorso Alpino

PARTE SECONDA – LE RAGIONI DELL’AFFETTO
Renato Zanivan
Il miglior avversario: discutendo con Matteo
Ruggero Casagrande L’uomo che regge la corda: roccia, amicizia e politica. Appunti su Matteo
Sigfrido Dalla Rosa “Se lo dice Matteo…”
Giulio De Bortoli Una voce dai Feruch
Fabio “Rufus” Bristot Post-scriptum a una lettera che non ebbe risposta
Rosanna Canova Alla luce della fine

PARTE TERZA – LE DIGNITÀ DELLA NOSTALGIA
Mauro Ciotti
Nino e Matteo, una domenica di luglio, nell’anno 2010
Damiano Rech “Scendendo le scale…”: lettera a Matteo Fiori, un giorno di novembre del 2010
Pippo Leo e Angelo Tanzarella “Un addio, nel suo stile…”: ricordando Matteo
Bepi Casagrande Ciao Matteo
Livio Viel La militanza più nobile, un antico senso di libertà. Orazione commemorativa

PARTE QUARTA – DAGLI SCRITTI DI MATTEO
Antologia di scritti di Matteo Fiori

I murales di Cirvoi ristrutturati. La storia di un paese nella Resistenza

Nel quadro delle iniziative legate alle celebrazioni per il 70° anniversario del conferimento della Medaglia d’oro alla città di Belluno per la lotta di Liberazione in provincia di Belluno, il Comune di Belluno, con la collaborazione di Associazione I cortivi di Cirvoi, Gruppo sportivo ricreativo e Cooperativa di Cirvoi organizza l’incontro I murales di Cirvoi ristrutturati. La storia di un paese nella Resistenza.

L’appuntamento è per domenica 7 maggio alle ore 10.30 presso la piazzetta di Cirvoi. L’incontro si svolgerà secondo il seguente programma:cirvoi

– saluti e ringraziamenti del Sindaco del Comune di Belluno e dei rappresentanti delle associazioni
– presentazione storica dei murales e loro significato nella storia di Cirvoi a cura di Fulvia Burlon
– Intervento degli artisti sul lavoro di ristrutturazione

L’incontro sarà intervallato da letture e musica a cura di Alice De Toni, Stefania Pillon e Vanni Roccon.

Seguirà un momento conviviale per tutti i presenti, a cura del Gruppo sportivo e dell’Associazione I cortivi di Cirvoi.
In caso di maltempo la manifestazione si terrò  presso la sala della cooperativa.