Archivio mensile:Gennaio 2026

Ebrei stranieri internati a Mel

Per la celebrazione del Giorno della Memoria, martedì 27 gennaio, alle ore 20.30, presso la sala Affreschi del Municipio a Mel, il Comune di Borgo Valbelluna e l’Isbrec vi invitano all’incontro Ebrei stranieri internati a Mel, nel corso del quale, dopo i saluti istituzionali, interverranno Enrico Bacchetti (Isbrec) che illustrerà la vicenda degli ebrei stranieri internati in provincia di Belluno tra il 1941 e il 1944, e Paola Brunello (Isbrec) che parlerà degli ebrei stranieri internati in comune di Mel. Gli interventi saranno accompagnati da proiezioni di immagini, letture di Chiara Bergamini (Isbrec) e arricchiti dalla partecipazione di alcuni testimoni di Mel che ebbero modo di conoscere i fatti e le persone coinvolte nelle vicende storiche al centro dell’incontro. L’appuntamento rappresenta il secondo e conclusivo atto del percorso iniziato il 15 gennaio con la posa di 4 pietre d’inciampo nella frazione di Conzago. 

La cittadinanza è invitata a partecipare

I fatti
Tra il settembre del 1941 e il febbraio 1944 la provincia di Belluno vide passare, in tempi e modi differenti, circa 180 ebrei stranieri, internati in una quindicina di comuni per volere del regime fascista. Queste persone si trovarono a trascorrere mesi e a volte anni nel nostro territorio in regime di internamento libero, una sorta di semilibertà in forza della quale molti diritti elementari furono loro negati.
Dopo che i nazisti, agli inizi di settembre del 1943, ebbero occupato la nostra provincia che, con quelle di Trento e Bolzano, andò a costituire la Zona d’Operazione delle Prealpi, il clima per questi ebrei stranieri si fece sempre più difficile. Alcuni tentarono, riuscendoci, di sfuggire al loro controllo ora nascondendosi ora fuggendo verso il sud Italia per poi essere trasferiti negli Stati Uniti, ma altri, ancora fiduciosi e forse abbagliati dalle condizioni in fondo non disumane garantite dal regime di internamento libero, scelsero di non scappare.
Costoro vissero l’esperienza più dolorosa; infatti  verso la metà di febbraio del 1944 i nazisti decisero di raccogliere tutti gli ebrei ancora presenti in provincia e di deportarli prima a Fossoli (Modena), dove era attivo un campo di raccolta, e da qui ad Auschwitz da dove i più non fecero ritorno. A Mel furono arrestati e deportati in questo modo 24 persone, uomini e donne, giovani, adulti e anziani e persino bambini. La restituzione di queste storie, avvenuta negli anni passati attraverso alcuni saggi di Ferruccio Vendramini, Enrico Bacchetti e Paola Brunello, ha trovato un nuovo momento nella posa delle prime 4 pietre di inciampo che Isbrec e Comune di Borgo Valbelluna hanno collocato giovedì 15 gennaio a Conzago. In tal modo, quanti si troveranno a passare fuori dalla abitazioni in cui quelle persone, “colpevoli” solo di essere ebree, furono costrette a vivere e da cui infine furono strappate e condotte spesso a morire, potranno “inciampare” nella memoria e richiamare alla mente la brutalità dei regimi nazista e fascista che condannarono alla morte milioni di persone innocenti.

La Resistenza senza armi degli Imi nei Lager nazisti

Nel quadro delle celebrazioni del Giorno della Memoria, sabato 24 gennaio, alle ore 17.30 presso la ex chiesa di San Pietro a Mel (Borgo Valbelluna), si terrà l’incontro “La Resistenza senza armi degli Imi nei Lager nazisti“. Relatore sarà Giovanni Monico, socio dell’Isbrec e già dirigente scolastico negli Istituti bellunesi. 
Nel corso dell’incontro, organizzato dall’Anpi “La Spasema” e dall’Isbrec con il patrocinio del Comune di Borgo Valbelluna, verrà proposta la videoproiezione di documenti filmati.

Ingresso libero

Nell’autunno del 1943, circa 800.000 soldati italiani vengono catturati e disarmati dai tedeschi. Si trovano in patria o all’estero, tra Jugoslavia, Francia, Albania, Grecia e isole dell’Egeo, Polonia, paesi baltici e Unione Sovietica. Di questi, circa 650.000 mila finiscono, dopo viaggi interminabili in nave (non poche sono quelle che affondano) e nei famigerati vagoni piombati, nei campi di prigionia tedeschi in Germania, Austria ed Europa orientale.
Il regime nazista non considera i nostri soldati catturati come prigionieri di guerra, ma li classifica presto come “internati militari italiani” (Imi), privandoli così delle tutele garantite ai prigionieri dalla Convenzione di Ginevra, sottraendoli alla protezione della Croce Rossa Internazionale e obbligandoli al lavoro. È il lavoro per il Reich, infatti, l’obiettivo principale della politica tedesca nei confronti degli italiani catturati, un lavoro che verrà svolto in condizioni disumane, in totale spregio delle norme di guerra e di quelle umanitarie.
Durante l’internamento, i militari italiani – soprattutto gli ufficiali, perché i soldati sono ritenuti più utili al lavoro coatto – vengono incessantemente invitati, in cambio della liberazione, ad arruolarsi nelle forze armate tedesche e soprattutto nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana. La stragrande maggioranza degli internati rifiuta, dando vita a una forma di Resistenza “disarmata” o “passiva”. Molti si oppongono a qualsiasi tipo di collaborazione; tutti si rassegnano alle tragiche condizioni di vita dei Lager.
La Rsi non aiuta in alcun modo i connazionali nei campi che, nell’agosto 1944, sono trasformati, con il consenso di Mussolini, in “lavoratori civili”, ma non per questo le loro condizioni migliorano. Sfruttati, malati, sottoposti a torture fisiche e psicologiche, non di rado oggetto di veri e propri crimini di guerra, gli italiani dei Lager pagano spesso con la vita la loro resistenza. Le vittime dei lager saranno, alla fine della guerra, tra le 40 e le 50.000.

Posa di pietre d’inciampo a Mel

Nel quadro delle celebrazioni del Giorno della Memoria, giovedì 15 gennaio inizierà la posa di pietre d’inciampo nell’allora comune di Mel, oggi parte del comune di Borgo Valbelluna. L’iniziativa nasce da un progetto promosso da Isbrec e sostenuto fattivamente dall’Amministrazione comunale di Borgo Valbelluna e mira a restituire alla comunità la memoria di una pagina drammatica del nostro recente passato. L’appuntamento del 15 gennaio si svolgerà secondo il seguente programma:

ore 9.00
ritrovo presso l’auditorium  San Pietro a Mel e presentazione dell’iniziativa, alla presenza della autorità comunali, dei rappresentanti dell’Isbrec Paola Brunello e Enrico Bacchetti, degli studenti delle classi III dell’Istituto secondario di primo grado di Mel, nonché dell’artista tedesco Günter Demnig, ideatore e realizzatore del progetto che ormai da oltre 10 anni ha portato alla realizzazione e alla posa di migliaia di pietre d’inciampo in tutta Europa.
ore 11.00
trasferimento nella frazione di Conzago, in una cui casa furono internati alcuni ebrei stranieri che, nel febbraio del 1944, furono poi prelevati e deportati ad Auschwitz; qui avverrà la posa delle pietre d’inciampo.

La cittadinanza è invitata a partecipare

I fatti
Tra il settembre del 1941 e il febbraio 1944 la provincia di Belluno vide passare, in tempi e modi differenti, circa 180 ebrei stranieri, internati in una quindicina di comuni per volere del regime fascista. Queste persone si trovarono a trascorrere mesi e a volte anni nel nostro territorio in regime di internamento libero, una sorta di semilibertà in forza della quale molti diritti elementari furono loro negati.
Dopo che i nazisti, agli inizi di settembre del 1943, ebbero occupato la nostra provincia che, con quelle di Trento e Bolzano, andò a costituire la Zona d’Operazione delle Prealpi, il clima per questi ebrei stranieri si fece sempre più difficile. Alcuni tentarono, riuscendoci, di sfuggire al loro controllo ora nascondendosi ora fuggendo verso il sud Italia per poi essere trasferiti negli Stati Uniti, ma altri, ancora fiduciosi e forse abbagliati dalle condizioni in fondo non disumane garantite dal regime di internamento libero, scelsero di non scappare.
Costoro vissero l’esperienza più dolorosa; infatti  verso la metà di febbraio del 1944 i nazisti decisero di raccogliere tutti gli ebrei ancora presenti in provincia e di deportarli prima a Fossoli (Modena), dove era attivo un campo di raccolta, e da qui ad Auschwitz da dove i più non fecero ritorno.

Le pietre di inciampo a Mel
A Mel furono arrestati e deportati in questo modo 24 persone, uomini e donne, giovani, adulti e anziani e persino bambini. La restituzione di queste storie, avvenuta negli anni passati attraverso alcuni saggi di Ferruccio Vendramini, Enrico Bacchetti e Paola Brunello, trova ora un nuovo momento nella posa delle pietre di inciampo che Isbrec e Comune di Borgo Valbelluna hanno intenzione di posare a partire da giovedì 15 gennaio e poi, via via, nei prossimi anni. In tal modo, quanti si troveranno a passare fuori dalla abitazioni in cui quelle persone, “colpevoli” solo di essere ebree, furono costrette a vivere e da cui infine furono strappate e condotte spesso a morire, potranno “inciampare” nella memoria e richiamare alla mente la brutalità dei regimi nazista e fascista che condannarono alla morte milioni di persone innocenti.
Il percorso di memoria si completerà quindi martedì 27 gennaio, alle ore 20.30, presso la sala Affreschi del Municipio a Mel, con la presentazione della ricerca “Ebrei stranieri internati a Mel” di Paola Brunello (Isbrec), introduzione di Enrico Bacchetti (Isbrec), letture di Chiara Bergamini (Isbrec) e la partecipazione di alcuni testimoni.

Chi scrive ha il dovere di raccontare una verità tremenda e chi legge ha il dovere civile di conoscerla, questa verità. Chiunque giri le spalle, chiuda gli occhi o passi oltre offende la memoria dei caduti. Chiunque si rifiuti di conoscere la verità non capirà mai con quale nemico si è battuta fino alla morte la nostra grande, la nostra santa Armata Rossa.

Vasilij Grossman, L’inferno di Treblinka

 

Comunicato sulla manifestazione neofascista di Acca Larentia

Condividiamo il seguente comunicato pubblicato dall’Istituto nazionale Ferruccio Parri di cui l’Isbrec fa parte, inerente la  manifestazione neofascista tenutasi a Roma nella giornata di ieri, 7 gennaio 2026.

Nel condannare fermamente le violenze politiche verificatesi in questi giorni, da qualsiasi parte esse siano state compiute, l’Istituto nazionale Ferruccio Parri non può passare sotto silenzio la manifestazione neofascista di ieri con saluti romani ed esibizione di simbologia fascista, una manifestazione politica presentata come forma di commemorazione degli omicidi di Acca Larentia.

Valori democratici quali il rispetto, il dialogo, la pacifica convivenza civile nulla hanno a che fare e non sono certamente compatibili con gesti evocativi di un regime oppressivo e totalitario come quello fascista, che ha dominato il Paese per un intero ventennio sopprimendo ogni manifestazione di vita democratica.

Paolo Corsini
Presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri

Giulia Albanese
Vicepresidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri