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Commemorazione di piazza dei Martiri

Nel quadro del calendario civile del Comune di Belluno, martedì 17 marzo si svolgerà la commemorazione dei quattro partigiani che il 17 marzo del 1945 furono impiccati dai nazisti in piazza dei Martiri, allora piazza Campedel. Salvatore Cacciatore, Giuseppe De Zordo, Valentino Andreani e Gianni Piazza, i quattro uomini su cui si scatenò la violenza del nazi-fascismo.
L’appuntamento, organizzato dal Comune di Belluno in collaborazione con l’Anpi provinciale di Belluno, la Federazione Italiana Volontari della Libertà e l’Isbrec, avrà inizio alle ore 10.50 in piazza dei Martiri presso il monumento alla Resistenza che ricorda i fatti del 1945. Alle ore 11.00 verrà posta una corona presso il monumento; seguiranno il saluto del Sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, un intervento di Sara Rizzotti (presidente della Consulta provinciale studentesca) e l’orazione ufficiale, affidata alla dott.ssa Monica Emmanuelli, direttrice dell’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione.

L’impiccagione dei quattro uomini fu la risposta nazista ad un’operazione partigiana che alcuni giorni prima aveva portato all’uccisione di alcuni fascisti bellunesi. I partigiani impiccati, tre bellunesi e un siciliano, non erano responsabili dell’operazione condotta dai compagni e furono dunque uccisi per pura rappresaglia, secondo una modalità tragicamente consueta ai nazisti. La popolazione di Belluno assistette sgomenta ai fatti e i negozi furono chiusi in segno di lutto e protesta. Ma l’aspetto più significativo fu la decisione del vescovo di Belluno Girolamo Bortignon che, venuto a sapere dell’esecuzione, accorse in piazza e, nonostante le resistenze dei soldati di Hitler, si fece consegnare una scala, salì sui lampioni e diede l’estremo saluto ai quattro uomini. I corpi dei partigiani rimasero esposti per alcuni giorni quale esplicità minaccia rivolta a quanti volessero sostenere la lotta di liberazione, ma divennero simbolo della violenza e del totale disprezzo nazisti per la vita e la dignita dei nemici uccisi.

Sono invitati a partecipare la cittadinanza e tutti coloro che si riconoscono nei valori della libertà e della democrazia nel cui nome lottarono i partigiani e che trovano espressione nella nostra Costituzione

Presentazione del libro “Non per bellezza”

Lunedì 16 marzo, alle ore 18.00, presso la Biblioteca civica di Belluno, palazzo Crepadona, verrà presentato il volume “Non per bellezza. Donne (e uomini) nella lotta partigiana“, ultima fatica di Margherita Becchetti, pubblicato da Mup nel 2025. L’iniziativa, promossa dalla Biblioteca civica di Belluno, dall’Isbrec e dall’Anpi, si inserisce nel quadro del calendario civile, assai ricco, del marzo bellunese. Oltre infatti alla celebrazione della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo, quello stesso giorno in città si sono commemorati i dieci partigiani impiccati al Bosco delle Castagne (evento risalente al 10 marzo 1945) e il 17 i quattro combattenti per la libertà a loro volta impiccati in piazza dei Martiri (allora Campedel).

Il libro al centro dell’incontro, che contiene anche riferimenti a storie di donne bellunesi e fotografie conservate dall’Isbrec, a partire dall’immagine di copertina, si concentra sulla presenza e la partecipazione femminile nella lotta di liberazione, riconoscendo in quei venti mesi una tappa essenziale per la liberazione delle donne non solo dal nazi-fascismo, ma anche dai pregiudizi e dagli schematismi tutti maschili. Il lavoro di Margherita Becchetti si inserisce in un filone – la storia di genere – sempre più indagato e frequentato dalla ricerca che, in relazione alla guerra partigiana, ha trovato ampio sviluppo soprattutto negli ultimi decenni.

A lungo la questione della presenza femminile è stata liquidata come semplice contributo o partecipazione che, perpetuando una declinazione al maschile della storia e in particolare della guerra, non riusciva a dare pieno risalto al ruolo effettivamente svolto dalle donne. Innestandosi invece nel solco delle più recenti letture della Resistenza italiana, il libro di Becchetti mette in risalto l’apporto concretamente dato dal mondo femminile alla lotta contro il nazi-fascismo, e lo fa partendo da alcuni interrogativi: cosa significò per quelle donne entrare in un modo di uomini? Come furono percepite? Quali blocchi interiori e pregiudizi dovettero superare? Quali soddisfazioni o delusioni ricavarono da quell’esperienza?

A tali domande intende rispondere l’incontro del 16 marzo nel corso del quale l’autrice dialogherà sul suo libro con Enrico Bacchetti, direttore dell’Isbrec. La partecipazione è libera.

Ingresso libero

Anniversario dei Caduti per la Resistenza – S. Antonio Tortal

Per l’organizzazione del Comune di Borgo Valbelluna, sabato 14 marzo, alle ore 10.30, a S. Antonio Tortal si terrà la consueta cerimonia commemorativa per ricordare il tragico destino di 14 uomini che, decisi ad opporsi alla barbarie nazi-fascista, caddero sotto la violenza degli occupanti. La cerimonia si svolgerà presso il monumento ai Caduti e, dopo la deposizione della corona di alloro e un momento di preghiera, vedrà l’orazione ufficiale di Giovanni Monico (Isbrec). Ci sarà infine un omaggio al cippo commemorativo dei Caduti della Guerra di Liberazione. Alla celebrazione parteciperanno gli studenti della Scuola media “Fratelli Schiocchet” di Trichiana.

Il momento più tragico, la comunità di S. Antonio Tortal lo visse nel marzo del 1945. Le sorti del conflitto erano ormai segnate, ma in provincia di Belluno le forze nazi-fasciste non rinunciaronono a alla propria efferata violenza. Sono almeno quattro gli episodi da ricordare in Valbelluna, due a Belluno (10 e 17 marzo) e due proprio a S. Antonio. Il primo, a seguito di un rastrellamento condotto il giorno 6 assieme a fascisti provenienti dal Trevigiano, portò all’impiccagione il 10 marzo di sette uomini: Alvaro Perinot, Gioacchino Brancher, Grassadonio Mario, Giuseppe Schiocchet, Giovanni Schiocchet, Gervasio Schiocchet, Felice Schiocchet (i quattro fratelli Schiocchet saranno in seguito insigniti della Medaglia d’Argento).
Il 14 marzo poi furono impiccati altri quattro partigiani, Aldo Donadon, Fernando Boccacini, Emilio Bruno Mondin, Angelo Pastore, arrestati durante il detto rastrellamento e successivamente condotti in carcere. Ma a questi episodi andrebbe aggiunta l’uccisione di Aldo Palman durante il rastrellamento del 6  marzo e quella a freddo di due civili, Giuseppe Ceccato e Gelindo Susanna, compiuta sempre il 6 marzo da soldati tedeschi ubriachi.
Una macabra contabilità che rivela la ferocia nazista proprio mentre la fine del conflitto e la sconfitta si stavano inesorabilmente avvicinando. Possiamo immaginare, e le testimonianze successive lo confermano, lo sgomento dei familiari delle vittime e della comunità colpite da questi episodi. A distanza di 80 anni tale sgomento resta ancora vivo: quale futuro avrebbe atteso quegli uomini? Cosa avrebbero potuto dare alle comunità di cui facevano parte e alla nuova Italia? Certo questo vale anche per i morti dell’altra parte, tuttavia pensando a queste vite non possiamo dimenticare che il loro sacrificio contribuì alla fine di un ventennio di dittatura e alla nascita di un nuovo regime, questa volta fondato sulla libertà e i valori democratici in cui oggi ancora ci riconosciamo sia pure con tutti i limiti che vi possiamo scorgere.

La cittadinanza è invitata a partecipare

Commemorazione al Bosco della Castagne

Come di consueto, anche quest’anno si terrà la commemorazione dei dieci partigiani impiccati dai nazisti il 10 marzo 1945 al Bosco delle Castagne. L’incontro è previsto per domenica 8 marzo alle ore 10.00 presso il Bosco delle Castagne. L’iniziativa è organizzata dal Comune di Belluno in collaborazione con Isbrec, Anpi, Fvl, secondo il seguente programma:

celebrazione della S. Messa
saluto del Vicesindaco di Belluno, Paolo Gamba
orazione ufficiale di Marco Borghi, membro del Comitato scientifico e già direttore dell’Iveser
La cerimonia sarà accompagnata da canti eseguiti dal Coro della Casa dei Beni Comuni

10 marzo 1945. 10 partigiani detenuti nelle celle della caserma “D’Angelo” di Belluno vengono condotti dai soldati tedeschi al Bosco delle Castagne e lì, per rappresaglia, impiccati ai rami di alcuni alberi, oggi monumento alla barbarie nazi-fascista e luogo di commemorazione di quanti persero la vita in nome della Libertà.
Quel giorno, tuttavia, si contano 11 vittime, giacché i nazisti, resisi conto di uno scambio di persona, rientrati in caserma provvedono a fucilare nel cortile il partigiano inizialmente indicato nell’elenco delle vittime.
Le vittime: Mario Pasi “Montagna” (nato nel 1913), Joseph (soldato francese), Francesco Bortot “Carnera” (1921), Marcello Boni “Nino” (1921), Pietro Bertanza “Portos” (1925), Giuseppe Como “Penna” (1925), Ruggero Fiabane “Rampa” (1917), Giovanni Cibien “Mino” (1925), Giovanni Candeago “Fiore” (1921), Giuseppe Santomaso “Franco” (1920). Fucilato in caserma: Cibien Giuseppe.

La cittadinanza è invitata ad intervenire

Roberto “Brio” Bristot, biografia di un Artista

Per l’organizzazione di Dipartimento dei Beni Culturali e dal Dams dell’Università di Padova, Comune di Limana, Isbrec, Telebelluno e Pro Loco di Limana, sabato 14 febbraio, alle ore 18.00, presso la sala Azzurra del Ristorante Piol di Limana, verrà presentato il documentario biografico “Roberto ‘Brio’ Bristot, biografia di una Artista“. 

Ingresso libero

Il documentario è stato realizzato da studenti del Dams dell’Università di Padova che hanno frequentato il “Laboratorio per la realizzazione di documentari” nell’anno accademico 2024/2025, responsabile scientifico il Prof. Mirco Melanco. Prodotto negli ambiti del Laboratorio Audio-Video del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova. Gli studenti che hanno partecipato alla prima fase di produzione del filmato sono: Tommaso Bianchin, Davide Callegari, Giorgia Cusin, Erika D’Alconzo, Larissa Gnech, Matteo Iseppi, Tiziano Tiso, Sofia Ventura.
Il documentario spiega vita e opere dell’artista bellunese Roberto Bristot (1961-2022). Bristot ha realizzato personaggi in gomma piuma per i suoi film che ha ideato e diretto, è stato pittore e autore di spettacoli teatrali e di varietà, inoltre ha seguito con scrupolo attività per il sistema di volontariato non solo bellunese. Inoltre è stato Assessore alla Cultura del Comune di Limana. Una vita non semplice quella di Bristot: non è facile essere artisti di provincia e, avendo a disposizione pochi mezzi economici, fare tanto lavoro pensando soprattutto al mondo dell’infanzia e alle persone più disagiate. Tra i suoi film vanno sicuramente citati “Voli per Ali di Libellula (Kè Apé Tulè Sa)” girato in Africa in Costa D’Avorio su un soggetto tratto dal libro omonimo di Don Ezio Del Favero (per anni missionario nel Continente Nero); “Rol” sulla leggenda romanzata del fantastico personaggio dei boschi bellunesi: il Mazarol; “I miracoli di Valmorel” tratto dai racconti di Dino Buzzati. Un impegno culturale costante quello di Bristot che ha avuto anche momenti difficili quando momenti di depressione lo hanno travolto, cosa che accade spesso a chi ha un così forte temperamento artistico. Il documentario biografico racconta anche queste difficili fasi attraverso le testimonianze di amici e conoscenti che hanno convissuto con Roberto l’esperienza di vita di questo instancabile Artista limanese.

Crediti del documentario
Produzione: Laboratorio per la realizzazione di documentari del DAMS, Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova
Co-produttore: Isbrec
Diffusione televisiva: Telebelluno

Soggetto, produzione, supervisione: Mirco Melanco
Supervisione tecnica: Vanni Cremasco
Segretaria di produzione: Sofia Ventura
Sceneggiatura: Davide Callegari e Tiziano Tiso
Montaggio: Tommaso Bianchin, Davide Callegari, Tiziano Tiso
Regia: Davide Callegari e Tiziano Tiso

Intervistati (in ordine di apparizione): Edi Fontana, Ivo Melanco, Massimo Bristot, Paolo Tormen, Mirco Melanco, Elda Sommacal, Elvi Sommacal, Sergio Venturin, Don Ezio Del Favero, Giorgio Roncada, Emanuele Bunetto
Voce narrante: Matilde Dri

Durata: 35 minuti circa

Di fronte al nemico

È finalmente disponibile la nuova pubblicazione dell’Isbrec e dell’Associazione culturale Tina Merlin, Di fronte al nemico. Donne e uomini nella Resistenza della Sinistra Piave, curato da Adriana Lotto e Toni Sirena (pp. 355, € 25,00).
Dalla quarta di copertina: «Il volume ricostruisce la storia del movimento di resistenza che operò a scavalco delle province di Belluno e Treviso attingendo a fonti quasi esclusivamente archivistiche, dall’Archivio di Stato di Belluno a quello Centrale dello Stato di Roma (Fondo Ricompart) agli Archivi degli Istituti storici della Resistenza di Belluno e di Vittorio Veneto a quello del Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Padova. Sono altresì utilizzate le testimonianze edite e registrate in audiocassette dei protagonisti e la specifica letteratura. In particolare, la prima parte si sofferma sulla nascita delle cinque formazioni operanti sul territorio della Sinistra Piave dal Cansiglio al Monte Grappa, sulle loro azioni, sul loro rapporto politico e militare, su quello con le missioni alleate e sulla giustizia partigiana. La seconda parte è costituita da circa 1500 profili di partigiani, patrioti, collaboratori e benemeriti. Nella terza parte sono raccolti in larga messe significativi documenti prodotti dalle formazioni nei venti mesi di lotta».

Il testo, pubblicato con il sostegno della Regione Veneto e della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali del Ministero della Cultura e patrocinato dall’Archivio di Stato di Belluno, dall’Anpi e da 23 Comuni e dalla Provincia di Belluno, si presenta, anche nella veste grafica, come la naturale prosecuzione del progetto avviato anni fa dall’Istituto storico bellunese approdato in prima battuta nella pubblicazione del volume Il coraggio e la passione. Partigiani e patrioti riconosciuti nel Bellunese e militari bellunesi riconosciuti partigiani all’estero, curato da Franco Comin e Silvia Comin sotto la direzione scientifica di Enrico Bacchetti, Diego Cason, Adriana Lotto.
La ratio che ha guidato la nuova pubblicazione è tuttavia in parte differente, giacché si è deciso di partire non più dai documenti conservati all’Archivio di Stato a Roma, bensì dai ruolini militari prodotti a fine guerra dalle formazioni partigiane operanti nella Sinistra Piave, verificando in seconda battuta l’eventuale riconoscimento dello Stato. Ciò ha consentito di seguire in modo più analitico e completo il percorso nelle formazioni di patriote/i e partigiane/i in quei venti mesi di lotta di liberazione. Sarà possibile pertanto trovare nel testo anche alcuni nomi già censiti nel primo volume.

Chiunque fosse interessato ad acquistare copia del volume, può contattare l’Isbrec scrivendo una mail a istitutobelluno@libero.it o telefonando allo 0437 944929 negli orari di apertura della sede.

Bombardamenti aerei nel Veneto (1940-1945): un atlante interattivo

Mercoledì 4 febbraio, alle ore 17.30, presso l’M9 LAB di Mestre in via Giovanni Pascoli 11, verrà presentato il progetto “Atlante dei bombardamenti aerei nel Veneto (1940-1945)” un atlante interattivo realizzato dalla rete veneta degli Istituti della Resistenza e dell’età contemporanea promosso dall’Iveser e coordianto e diretto da Marco Borghi
Il progetto, avviato nel 2023, si è recentemente concretizzato attraverso la realizzazione di una portale che descrive e permette di scoprire i bombardamenti avvenuti in Veneto ad opera degli Alleati nel corso della seconda guerra mondiale.
Nel corso dell’incontro interverranno Marco Borghi (Ivese), coordinatore del progetto e Santo Peli (Università di Padova) e saranno presenti i ricercatori autori delle schede.

Ingresso libero

I bombardamenti in Veneto
L’utilizzo dell’aviazione militare, e dei bombardamenti, fu tra le “novità” più rilevanti della Seconda Guerra Mondiale: una guerra diventata ormai “totale” che adottò strategie diverse rispetto ai conflitti precedenti. Tutti i belligeranti, infatti, fecero ricorso, su una scala senza precedenti, al bombardamento strategico di obiettivi civili, provocando la morte di centinaia di migliaia di persone.
Anche l’Italia, da sud a nord, conobbe pesantemente questo fenomeno, troppo spesso circoscritto alla sua dimensione militare, che si intensificò progressivamente durante il conflitto causando nel nostro Paese decine di migliaia di vittime tra i civili, distruzioni irreversibili di opere d’arte e monumenti, danni ingenti a siti produttivi e alle infrastrutture viarie e ferroviarie, aumentando anche altri fenomeni di natura sociale come il profugato e lo sfollamento coatto.
La regione del Veneto che nella prima parte del conflitto, per motivi di natura strategica e logistica, era stata sostanzialmente risparmiata dalle incursioni aeree dopo l’8 settembre 1943 – con l’annuncio dell’armistizio, il cambio di alleanze, la costituzione del Regno del Sud e della Repubblica sociale italiana e la possibilità di utilizzare da parte dell’aviazione alleata di basi sul territorio metropolitano – conobbe un progressivo e massiccio intensificarsi dei bombardamenti aerei, che crebbe notevolmente con lo spostamento del fronte nel corso del 1944, e che durò fino al termine del conflitto nell’aprile 1945. Il territorio veneto infatti divenne un luogo di grande importanza strategica per la sua posizione geografica a ridosso dei due valichi verso la Germania e il Nord Europa (Brennero e Tarvisio), per la presenza di considerevoli infrastrutture viarie e ferroviarie e la presenza di numerosi uffici ministeriali e comandi militari italiani e tedeschi.

Il progetto
Il progetto – curato dagli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea del Veneto (Isbrec, Istresco, Istrevi, IVrR, IstiPol, Centro Luccini) con il coordinamento e il sostegno di Iveser – ha consentito di realizzare un portale web, in grado di valorizzare e rendere facilmente fruibile un volume elevato di dati e informazioni, con la pubblicazione di una mappa interattiva dove sono geolocalizzati i singoli episodi associati ad una scheda analitica illustrativa con tutte le informazioni recuperate attraverso fonti primarie e secondarie.
Fino ad oggi infatti non esistevano cifre ufficiali sul numero complessivo dei bombardamenti e dei mitragliamenti né, tantomeno, su quello delle vittime (civili e militari) nel territorio della regione del Veneto. Certamente fu un fenomeno di rilevanti proporzioni: da una prima ricognizione, effettuata durante un seminario regionale organizzato nel dicembre 2023, erano stati individuati almeno 1.300 episodi che causarono la morte di circa 5.500/6.000 persone, in gran parte civili. I dati finali della ricerca mostrano però una realtà ancor più complessa ed un numero di episodi e vittime decisamente superiore a quello inizialmente stimato.
Il fenomeno coinvolse tutte le province del Veneto e non riguardò solo i maggiori centri urbani, pesantemente e ripetutamente colpiti, registrando un grande numero di vittime (a titolo di esempio si ricordano i bombardamenti del dicembre 1943 a Padova con circa 400 vittime, del 28 gennaio 1944 a Verona con un centinaio di vittime, del 28 marzo 1944 a Mestre con 173 vittime, del 7 aprile 1944 a Treviso con circa 1.600 vittime, del 18 novembre 1944 a Vicenza con 323 vittime) ma anche numerosissimi paesi e piccole località (Lusia, San Michele al Tagliamento, Cavarzere, Legnago).
Il progetto dunque intendeva censire, schedare e mappare la storia di tutti i bombardamenti e mitragliamenti aerei a scala regionale, nelle sue diverse e molteplici declinazioni: luoghi e protagonisti, tempi e modalità, numero delle vittime, dei feriti e dei sinistrati, quantificazione dei danni (reversibili e irreversibili), rilevando la memorialistica pubblica e privata che si è sedimentata nel tempo, restituendo un catalogo interattivo completo e facilmente consultabile di una vicenda storica ancora oggi poco conosciuta e scarsamente sedimentata nella memoria collettiva nazionale.
I risultati della ricerca possono considerarsi assolutamente positivi e soddisfacenti. Il gruppo di lavoro ha individuato complessivamente 3.607 episodi che causarono 7.379 vittime, confermando il forte impatto che il fenomeno dei bombardamenti aerei ha avuto nel contesto veneto. Uno stillicidio, con frequenza quasi quotidiana, di incursioni capillarmente distribuite su tutto il territorio regionale che interessarono i territori di 335 amministrazioni comunali. Alla fine del conflitto si contarono gli innumerevoli e pesanti danni al sistema infrastrutturale (in particolare ponti, viadotti e linee ferroviarie), agli impianti produttivi, al patrimonio storico-artistico e a quello edilizio residenziale, puntualmente riportati nelle schede dell’atlante.
Naturalmente l’atlante non ha la pretesa di aver censito tutte le incursioni aeree effettuate nella regione, cresciute esponenzialmente nel biennio 1944-1945; successive ricerche potranno implementare il repertorio, un progetto quindi che si configura come work in progress.

Ebrei stranieri internati a Mel

Per la celebrazione del Giorno della Memoria, martedì 27 gennaio, alle ore 20.30, presso la sala Affreschi del Municipio a Mel, il Comune di Borgo Valbelluna e l’Isbrec vi invitano all’incontro Ebrei stranieri internati a Mel, nel corso del quale, dopo i saluti istituzionali, interverranno Enrico Bacchetti (Isbrec) che illustrerà la vicenda degli ebrei stranieri internati in provincia di Belluno tra il 1941 e il 1944, e Paola Brunello (Isbrec) che parlerà degli ebrei stranieri internati in comune di Mel. Gli interventi saranno accompagnati da proiezioni di immagini, letture di Chiara Bergamini (Isbrec) e arricchiti dalla partecipazione di alcuni testimoni di Mel che ebbero modo di conoscere i fatti e le persone coinvolte nelle vicende storiche al centro dell’incontro. L’appuntamento rappresenta il secondo e conclusivo atto del percorso iniziato il 15 gennaio con la posa di 4 pietre d’inciampo nella frazione di Conzago. 

La cittadinanza è invitata a partecipare

I fatti
Tra il settembre del 1941 e il febbraio 1944 la provincia di Belluno vide passare, in tempi e modi differenti, circa 180 ebrei stranieri, internati in una quindicina di comuni per volere del regime fascista. Queste persone si trovarono a trascorrere mesi e a volte anni nel nostro territorio in regime di internamento libero, una sorta di semilibertà in forza della quale molti diritti elementari furono loro negati.
Dopo che i nazisti, agli inizi di settembre del 1943, ebbero occupato la nostra provincia che, con quelle di Trento e Bolzano, andò a costituire la Zona d’Operazione delle Prealpi, il clima per questi ebrei stranieri si fece sempre più difficile. Alcuni tentarono, riuscendoci, di sfuggire al loro controllo ora nascondendosi ora fuggendo verso il sud Italia per poi essere trasferiti negli Stati Uniti, ma altri, ancora fiduciosi e forse abbagliati dalle condizioni in fondo non disumane garantite dal regime di internamento libero, scelsero di non scappare.
Costoro vissero l’esperienza più dolorosa; infatti  verso la metà di febbraio del 1944 i nazisti decisero di raccogliere tutti gli ebrei ancora presenti in provincia e di deportarli prima a Fossoli (Modena), dove era attivo un campo di raccolta, e da qui ad Auschwitz da dove i più non fecero ritorno. A Mel furono arrestati e deportati in questo modo 24 persone, uomini e donne, giovani, adulti e anziani e persino bambini. La restituzione di queste storie, avvenuta negli anni passati attraverso alcuni saggi di Ferruccio Vendramini, Enrico Bacchetti e Paola Brunello, ha trovato un nuovo momento nella posa delle prime 4 pietre di inciampo che Isbrec e Comune di Borgo Valbelluna hanno collocato giovedì 15 gennaio a Conzago. In tal modo, quanti si troveranno a passare fuori dalla abitazioni in cui quelle persone, “colpevoli” solo di essere ebree, furono costrette a vivere e da cui infine furono strappate e condotte spesso a morire, potranno “inciampare” nella memoria e richiamare alla mente la brutalità dei regimi nazista e fascista che condannarono alla morte milioni di persone innocenti.

La Resistenza senza armi degli Imi nei Lager nazisti

Nel quadro delle celebrazioni del Giorno della Memoria, sabato 24 gennaio, alle ore 17.30 presso la ex chiesa di San Pietro a Mel (Borgo Valbelluna), si terrà l’incontro “La Resistenza senza armi degli Imi nei Lager nazisti“. Relatore sarà Giovanni Monico, socio dell’Isbrec e già dirigente scolastico negli Istituti bellunesi. 
Nel corso dell’incontro, organizzato dall’Anpi “La Spasema” e dall’Isbrec con il patrocinio del Comune di Borgo Valbelluna, verrà proposta la videoproiezione di documenti filmati.

Ingresso libero

Nell’autunno del 1943, circa 800.000 soldati italiani vengono catturati e disarmati dai tedeschi. Si trovano in patria o all’estero, tra Jugoslavia, Francia, Albania, Grecia e isole dell’Egeo, Polonia, paesi baltici e Unione Sovietica. Di questi, circa 650.000 mila finiscono, dopo viaggi interminabili in nave (non poche sono quelle che affondano) e nei famigerati vagoni piombati, nei campi di prigionia tedeschi in Germania, Austria ed Europa orientale.
Il regime nazista non considera i nostri soldati catturati come prigionieri di guerra, ma li classifica presto come “internati militari italiani” (Imi), privandoli così delle tutele garantite ai prigionieri dalla Convenzione di Ginevra, sottraendoli alla protezione della Croce Rossa Internazionale e obbligandoli al lavoro. È il lavoro per il Reich, infatti, l’obiettivo principale della politica tedesca nei confronti degli italiani catturati, un lavoro che verrà svolto in condizioni disumane, in totale spregio delle norme di guerra e di quelle umanitarie.
Durante l’internamento, i militari italiani – soprattutto gli ufficiali, perché i soldati sono ritenuti più utili al lavoro coatto – vengono incessantemente invitati, in cambio della liberazione, ad arruolarsi nelle forze armate tedesche e soprattutto nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana. La stragrande maggioranza degli internati rifiuta, dando vita a una forma di Resistenza “disarmata” o “passiva”. Molti si oppongono a qualsiasi tipo di collaborazione; tutti si rassegnano alle tragiche condizioni di vita dei Lager.
La Rsi non aiuta in alcun modo i connazionali nei campi che, nell’agosto 1944, sono trasformati, con il consenso di Mussolini, in “lavoratori civili”, ma non per questo le loro condizioni migliorano. Sfruttati, malati, sottoposti a torture fisiche e psicologiche, non di rado oggetto di veri e propri crimini di guerra, gli italiani dei Lager pagano spesso con la vita la loro resistenza. Le vittime dei lager saranno, alla fine della guerra, tra le 40 e le 50.000.

Posa di pietre d’inciampo a Mel

Nel quadro delle celebrazioni del Giorno della Memoria, giovedì 15 gennaio inizierà la posa di pietre d’inciampo nell’allora comune di Mel, oggi parte del comune di Borgo Valbelluna. L’iniziativa nasce da un progetto promosso da Isbrec e sostenuto fattivamente dall’Amministrazione comunale di Borgo Valbelluna e mira a restituire alla comunità la memoria di una pagina drammatica del nostro recente passato. L’appuntamento del 15 gennaio si svolgerà secondo il seguente programma:

ore 9.00
ritrovo presso l’auditorium  San Pietro a Mel e presentazione dell’iniziativa, alla presenza della autorità comunali, dei rappresentanti dell’Isbrec Paola Brunello e Enrico Bacchetti, degli studenti delle classi III dell’Istituto secondario di primo grado di Mel, nonché dell’artista tedesco Günter Demnig, ideatore e realizzatore del progetto che ormai da oltre 10 anni ha portato alla realizzazione e alla posa di migliaia di pietre d’inciampo in tutta Europa.
ore 11.00
trasferimento nella frazione di Conzago, in una cui casa furono internati alcuni ebrei stranieri che, nel febbraio del 1944, furono poi prelevati e deportati ad Auschwitz; qui avverrà la posa delle pietre d’inciampo.

La cittadinanza è invitata a partecipare

I fatti
Tra il settembre del 1941 e il febbraio 1944 la provincia di Belluno vide passare, in tempi e modi differenti, circa 180 ebrei stranieri, internati in una quindicina di comuni per volere del regime fascista. Queste persone si trovarono a trascorrere mesi e a volte anni nel nostro territorio in regime di internamento libero, una sorta di semilibertà in forza della quale molti diritti elementari furono loro negati.
Dopo che i nazisti, agli inizi di settembre del 1943, ebbero occupato la nostra provincia che, con quelle di Trento e Bolzano, andò a costituire la Zona d’Operazione delle Prealpi, il clima per questi ebrei stranieri si fece sempre più difficile. Alcuni tentarono, riuscendoci, di sfuggire al loro controllo ora nascondendosi ora fuggendo verso il sud Italia per poi essere trasferiti negli Stati Uniti, ma altri, ancora fiduciosi e forse abbagliati dalle condizioni in fondo non disumane garantite dal regime di internamento libero, scelsero di non scappare.
Costoro vissero l’esperienza più dolorosa; infatti  verso la metà di febbraio del 1944 i nazisti decisero di raccogliere tutti gli ebrei ancora presenti in provincia e di deportarli prima a Fossoli (Modena), dove era attivo un campo di raccolta, e da qui ad Auschwitz da dove i più non fecero ritorno.

Le pietre di inciampo a Mel
A Mel furono arrestati e deportati in questo modo 24 persone, uomini e donne, giovani, adulti e anziani e persino bambini. La restituzione di queste storie, avvenuta negli anni passati attraverso alcuni saggi di Ferruccio Vendramini, Enrico Bacchetti e Paola Brunello, trova ora un nuovo momento nella posa delle pietre di inciampo che Isbrec e Comune di Borgo Valbelluna hanno intenzione di posare a partire da giovedì 15 gennaio e poi, via via, nei prossimi anni. In tal modo, quanti si troveranno a passare fuori dalla abitazioni in cui quelle persone, “colpevoli” solo di essere ebree, furono costrette a vivere e da cui infine furono strappate e condotte spesso a morire, potranno “inciampare” nella memoria e richiamare alla mente la brutalità dei regimi nazista e fascista che condannarono alla morte milioni di persone innocenti.
Il percorso di memoria si completerà quindi martedì 27 gennaio, alle ore 20.30, presso la sala Affreschi del Municipio a Mel, con la presentazione della ricerca “Ebrei stranieri internati a Mel” di Paola Brunello (Isbrec), introduzione di Enrico Bacchetti (Isbrec), letture di Chiara Bergamini (Isbrec) e la partecipazione di alcuni testimoni.

Chi scrive ha il dovere di raccontare una verità tremenda e chi legge ha il dovere civile di conoscerla, questa verità. Chiunque giri le spalle, chiuda gli occhi o passi oltre offende la memoria dei caduti. Chiunque si rifiuti di conoscere la verità non capirà mai con quale nemico si è battuta fino alla morte la nostra grande, la nostra santa Armata Rossa.

Vasilij Grossman, L’inferno di Treblinka