Anniversario dei Caduti per la Resistenza – S. Antonio Tortal

Per l’organizzazione del Comune di Borgo Valbelluna, sabato 14 marzo, alle ore 10.30, a S. Antonio Tortal si terrà la consueta cerimonia commemorativa per ricordare il tragico destino di 14 uomini che, decisi ad opporsi alla barbarie nazi-fascista, caddero sotto la violenza degli occupanti. La cerimonia si svolgerà presso il monumento ai Caduti e, dopo la deposizione della corona di alloro e un momento di preghiera, vedrà l’orazione ufficiale di Giovanni Monico (Isbrec). Ci sarà infine un omaggio al cippo commemorativo dei Caduti della Guerra di Liberazione. Alla celebrazione parteciperanno gli studenti della Scuola media “Fratelli Schiocchet” di Trichiana.

Il momento più tragico, la comunità di S. Antonio Tortal lo visse nel marzo del 1945. Le sorti del conflitto erano ormai segnate, ma in provincia di Belluno le forze nazi-fasciste non rinunciaronono a alla propria efferata violenza. Sono almeno quattro gli episodi da ricordare in Valbelluna, due a Belluno (10 e 17 marzo) e due proprio a S. Antonio. Il primo, a seguito di un rastrellamento condotto il giorno 6 assieme a fascisti provenienti dal Trevigiano, portò all’impiccagione il 10 marzo di sette uomini: Alvaro Perinot, Gioacchino Brancher, Grassadonio Mario, Giuseppe Schiocchet, Giovanni Schiocchet, Gervasio Schiocchet, Felice Schiocchet (i quattro fratelli Schiocchet saranno in seguito insigniti della Medaglia d’Argento).
Il 14 marzo poi furono impiccati altri quattro partigiani, Aldo Donadon, Fernando Boccacini, Emilio Bruno Mondin, Angelo Pastore, arrestati durante il detto rastrellamento e successivamente condotti in carcere. Ma a questi episodi andrebbe aggiunta l’uccisione di Aldo Palman durante il rastrellamento del 6  marzo e quella a freddo di due civili, Giuseppe Ceccato e Gelindo Susanna, compiuta sempre il 6 marzo da soldati tedeschi ubriachi.
Una macabra contabilità che rivela la ferocia nazista proprio mentre la fine del conflitto e la sconfitta si stavano inesorabilmente avvicinando. Possiamo immaginare, e le testimonianze successive lo confermano, lo sgomento dei familiari delle vittime e della comunità colpite da questi episodi. A distanza di 80 anni tale sgomento resta ancora vivo: quale futuro avrebbe atteso quegli uomini? Cosa avrebbero potuto dare alle comunità di cui facevano parte e alla nuova Italia? Certo questo vale anche per i morti dell’altra parte, tuttavia pensando a queste vite non possiamo dimenticare che il loro sacrificio contribuì alla fine di un ventennio di dittatura e alla nascita di un nuovo regime, questa volta fondato sulla libertà e i valori democratici in cui oggi ancora ci riconosciamo sia pure con tutti i limiti che vi possiamo scorgere.

La cittadinanza è invitata a partecipare