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Era la scelta

Festa della Liberazione
Circolo Culturale 25 Aprile, Anpi di Bolzano Bellunese, Isbrec e Fondazione Società Bellunese
organizzano la presentazione in anteprima di testimonianze inedite tratte
dal film-documentario

Era la scelta
di
Zenone Sovilla

durante l’incontro verranno presentate letture di brani legati alla Resistenza e alla deportazione

lunedì 25 aprile 2016, ore 17.00
sala dell’ex latteria, Bolzano Bellunese

L’iniziativa gode del patrocinio del Comune di Belluno

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71° Anniversario della Liberazione

In occasione del 71° Anniversario della Liberazione, Comune di Belluno, Isbrec, Anpi
e Cai di Belluno organizzano la presentazione dell’opuscolo

 Operazione Baldenich
Belluno 16 giugno 1944
di
Mariano Mandolesi

interverranno
Francesco Rasera Berna
Gino Sperandio
Carlo Mandolesi
Enrico Bacchetti
Sergio Chiappin

L’incontro avrà luogo a margine
delle celebrazioni ufficiali
25 aprile, ore 11.00
Sala Consiliare, Palazzo Rosso

 pacchetto sigarette 1 ritaglio A compressa

A quarant’anni dalla prima edizione, viene riproposto alla cittadinanza e agli studenti delle scuole bellunesi il testo di Mariano Mandolesi “Carlo” che racconta l’azione incruenta da lui ideata e condotta con un gruppo di partigiani che il 16 giugno 1944 portò alla liberazione di una settantina di prigionieri politici detenuti presso le carceri di Belluno.
La nuova edizione, accanto al testo di Mandolesi, accoglie, assieme ad un interessante nucleo di immagini, una presentazione di Francesco Rasera Berna, Presidente del Consiglio Comunale di Belluno, un’introduzione storica a cura di Enrico Bacchetti (Isbrec) e le indicazioni per raggiungere la casera de i Ronc, presso cui trovarono rifugio liberatori e liberati, a cura di Sergio Chiappin (Cai).
Alla presentazione saranno presenti anche Gino Sperandio (Anpi) e Carlo Mandolesi, figlio del capo partigiano e autore del testo.

Visualizza la locandina delle cerimonie qui

Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia

A due anni dal suo inizio, il poderoso progetto di ricerca Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, promosso da ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e INSMLI (Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di liberazione in Italia) e finanziato dal governo tedesco, è giunto al primo punto fermo. È infatti disponibile sul web all’indirizzo www.straginazifasciste.it l’intera banca dati corredata di filmati, immagini, filtri di ricerca e mappe.

Il lavoro è stato realizzato con la collaborazione di oltre 100 studiosi della rete degli Istituti Storici della Resistenza italiani, guidati e coordinati da un comitato scientifico presieduto dallo storico Paolo Pezzino. Il risultato è il più aggiornato e completo schedario delle violenze perpetrate dalle forze naziste e fasciste in Italia tra il 1943 e il 1945.

Il tema delle violenze nazi-fasciste nel corso del secondo conflitto mondiale, effettivamente, è rimasto sullo sfondo della ricerca storica fino ad una ventina di anni fa, quando, per effetto delle celebrazioni per il 50° anniversario della Liberazione, del processo a Erich Priebke, condannato per l’eccidio delle fosse Ardeatine (1996-1997) e di nuovi impulsi in particolare della storiografia tedesca, il problema delle violenze perpetrate a danno di civili è balzato in primo piano.

In Italia, i primi studi si sono rivolti essenzialmente alla ricostruzionei di singoli episodi, ma presto in alcuni ambienti universitari si è cominciato a riflettere sull’opportunità e possibilità di procedere ad una mappatura del fenomeno sul territorio nazionale. Tale obiettivo, inizialmente liquidato come inutile da parte di alcuni studiosi (vuoi perché considerato una mera monumentalizzazione delle vittime, vuoi perché si riteneva che la violenza dei nazi-fascisti non presentasse quei tratti di peculiarità che rendessero scientificamente valido un progetto tanto ambizioso), si andò invece concretizzando verso la fine del secolo scorso grazie all’impegno di alcuni storici quali appunto Paolo Pezzino (Università di Pisa) o Maria Gabriella Gribuadi (Università di Napoli).

A ciò contribuirono le ricerca storiche condotte in primo luogo da Enzo Collotti che dimostravano l’assoluta “originalità” del fenomeno delle violenze naziste nell’Europa occupata, ivi compresa l’Italia. Secondo lo studioso, infatti, la seconda guerra mondiale era essenzialmente una guerra nazista, con tutto il suo portato di razzismo che si esplicava nell’uso consapevole e premeditato di una violenza diffusa, spesso con connotazioni razziste.

In questo senso, per la storiografia la ricerca sulle stragi e la loro mappatura diventava dunque una esigenza per comprendere meglio il contesto della guerra. È dunque in quest’ottica che si è deciso di lavorare su questo fronte. La concreta possibilità di progettare un atlante delle stragi, però, è venuta solo più recentemente, nel 2012, con la decisione del governo tedesco di finanziare la ricerca che si è appunto conclusa in questi mesi e che è ora messa a disposizione di studiosi o semplici appassionati che potranno in tal modo scoprire o riscoprire episodi che, pur legati a vicende locali, si riflettono in un contesto nazionale.

Naturalmente, i risultati della ricerca nazionale, per esplicita ammissione dei suoi curatori, non sono né possono essere definitivi, ma permetteranno un’ulteriore passo in avanti nel quadro delle ricerche storiche legate al drammatico periodo che va dal 1943 al 1945. La mappatura, infatti tiene conto di molteplici elementi che consentono di inquadrare al meglio ogni singolo episodio: chi fu coinvolto, secondo quale modalità venne esercitata la violenza, chi ne fu responsabile (solo nazisti, solo fascisti o entrambi), ecc.

I numeri ora a disposizione già chiariscono la portata di questo fenomeno. Per indicarne solo alcuni, si parla di oltre 5.400 episodi di violenza su civili o partigiani catturati e uccisi mentre si trovano in condizione di inermi, con oltre 23.000 morti. Il tutto condotto da 400-500 reparti del Terzo Reich e della Rsi responsabili di stragi.

Riparlarne oggi, dunque, significa dare nuovo slancio alla ricerca e nel contempo rendere un postumo omaggio a quanti furono travolti, spesso  loro malgrado, dalla furia degli eventi.

Il progetto complessivo vedrà nei prossimi mesi due ulteriori passi. Un convegno internazionale che si terrà a Milano tra il 14 e il 16 settembre presso la Casa della Memoria e la pubblicazione di un volume che raccoglierà una serie di saggi di sintesi.

Belluno, 17 marzo 2016. Commemorazione di piazza dei Martiri

Il 17 marzo 2016 si è svolta l’annuale commemorazione a ricordo dei quattro partigiani impiccati in piazza dei Martiri a Belluno nel 1945.
Nel corso della cerimonia sono intervenuti, accanto al Sindaco della città di Belluno, anche la storica Adriana Lotto e Isabella David, giovane studentessa bellunese che fa parte della Rete degli Studenti Medi, un’associazione sindacale studentesca che ha come scopo creare aggregazione e sensibilizzare su temi di attualità.
Pubblichiamo ora i loro due interventi.

Adriana Lotto

71 anni fa, il 17 marzo, verso le 6  pomeriggio, le serrande dei negozi che si affacciano su questa piazza calarono, mentre le finestre delle abitazioni si chiudevano. In segno di condanna per quanto i carnefici stavano per fare, di rispetto per i quattro giovani portati a morire.  Pochi istanti, e  i loro corpi si afflosciavano lungo i lampioni rimanendovi appesi per quasi 2 giorni.
71 anni dopo siamo qui, un’altra volta, a commemorare quel doloroso evento. Qualcuno dirà che c’è dell’ostinazione a mantenere vivo il ricordo, che il passato è passato, che appartiene, semmai, agli storici.
Ma, chi di noi, chiedo, strapperebbe le fotografie che ci ritraggono giovani semplicemente perché non lo siamo più, chi  sarebbe capace di dimenticare  genitori e nonni solo perché non ci sono più?  Come gli eventi e le persone che ci hanno accompagnato nella nostra vita ci appartengono, perché è con loro che siamo cresciuti e diventati quel che siamo, così gli eventi e le persone che hanno segnato la vita di una comunità, ne hanno inevitabilmente forgiato l’identità, il carattere, il destino.
Per questo la memoria è prima di tutto un dovere civico, è un chiedersi a che punto siamo, se camminiamo nella giusta direzione.
Quel giorno, prima di morire, Salvatore Cacciatore gridò: “Vendicatemi”.
Voglio pensare che quel grido non fosse diretto solo a quei pochi che sostavano sotto i portici o a quelli che lo udirono stando dietro le finestre. Voglio pensare che quel grido fosse diretto anche a noi.
E come possiamo noi vendicare, oggi, Salvatore Cacciatore e Giusepe De Zordo (Bepi) e Gianleone Piazza e Valentino Andreani e tutti coloro che vennero trucidati in quei terribili mesi o che morirono di stenti dentro i campi di concentramento?
Innanzitutto,  riconoscendo che se siamo nati e vissuti  nella pace e nella democrazia è anche grazie a loro. La memoria allora è anche un dovere morale.
Ma il debito che abbiamo nei loro confronti non si salda con un semplice grazie, si paga con un agire che va nella direzione che essi hanno indicato, lungo una strada che non ha mai fine perché non ha fine la vita. Se così è, quel debito è inestinguibile e dovrà essere consegnato alle giovani generazioni che a loro volta lo consegneranno a quelle che verrano dopo e ognuna si farà portatrice di un’eredità che non è un peso, ma un’orgogliosa assunzione di responsabilità per la vita propria e degli altri.
Questo riuscirono a fare quei giovani: assumersi una responsabilità. Ma prima occorreva prendere coscienza, occorreva non appiattirsi alla rappresentazione che della realtà dava il fascismo, occorreva rendersi conto che il credere obbedire combattere non poteva esaurire il comune naturale desiderio di vita.
Ebbene, anche noi, oggi, non dobbiamo accontentarci delle piatte e ottuse rappresentazioni della realtà che ci vengono imposte, occorre ritrovare il pensiero critico, quello che fa vedere oltre, che ci mette al riparo dal luogo comune, dal fanatismo, dalla stupidità, che ci dice che c’è sempre un meglio, che ci spinge ad agire. Ma per agire, per incidere davvero nelle cose, occorre avere un progetto.
Quei giovani l’avevano, gli uomini che sopravvissero seppero dare ad esso forma, la forma della nostra Costituzione, e lo fecero con grande intelligenza, con grande lungimiranza, con grande umiltà e spirito di servizio.
Quattro qualità oggi più che mai necessarie. E il progetto per cui quegli uomini si batterono si chiamò Italia democratica. Era tutto contenuto nel grido che lanciarono qui, in questa piazza, prima di morire, i quattro giovani: Viva l’Italia. C’era in quel grido il cammino passato dell’Italia, il suo essersi fatta nazione e Stato, ma c’era anche il suo riscatto, per quei venti anni di asservimento, per una guerra folle, e c’era anche il suo futuro.
Ebbene, noi oggi abbiamo bisogno che quel grido torni a sommergere i tanti slogans vuoti e falsi e che, unendosi alle migliaia di voci che dall’Europa viva, quella in carne ed ossa, e dal Mediterraneo si levano a scuoterci dall’inerzia, ci metta sulla giusta strada.
E la giusta strada non può che essere quella che combatte la povertà, la violenza, le discriminazioni, le disuguaglianze.
I giovani di allora avevano chiaro che cosa significasse libertà, giustizia, uguaglianza.
L’idea di uguaglianza, che si traduceva in diritti per tutti, l’avevano ben chiara gli uomini di allora  che si sforzarono di tradurla in vita quotidiana.
Ora sembra da una parte che l’abbiamo dimenticata, dall’altra che si voglia distruggere come se fosse un ostacolo, e per qualcuno è un ostacolo. Ma a  mantenerla viva, questa idea, sono proprio i profughi. Non accoglierli significherebbe allora sbarazzarci dell’idea stessa di uguaglianza.  Stiamo attenti a non perdere con essa anche il diritto ad avere diritti.
Questi quattro giovani sono morti, ma non sono stati sconfitti perché l’idea a cui erano fedeli, e cioè che “tutto cio che è può essere diversamente”, è stata tenuta viva da tanti altri che erano con loro, che sono venuti dopo di loro. Tocca a noi, ai più giovani, adesso, far sì che essa dia nuovi e sempre più succosi frutti.

 Isabella David

Pensando al 17 marzo 1945 non ho potuto non rievocare i racconti di mia nonna.
Carmela è una ragazza di ventun anni. I suoi capelli sono mossi dal vento mentre pedala a bordo della sua bicicletta.
È una giornata di sole e ne approfitta per andare a trovare i suoi genitori. Andrà da Ponte a Limana passando quindi per Belluno. Il suo vestito è largo e tutt’ora nel 2016 sta nel suo armadio. È una domenica e lei è contenta. Sin da subito nota che la strada per arrivare a Belluno e meno trafficata del solito. Più ci si avvicina a Piazza Campedel meno persone ci sono, quando vi arriva non c’è nessuno. Sembra la scena di un duello da film western, quell’atmosfera che l’America ha reso nota a tutti. Carmela non capisce finché non alza la testa. Sopra di lei vi sono quattro uomini impiccati. Si avvicina incredula quando riconosce uno di quei volti, ormai spenti: è un ragazzo di 18 anni, suo compaesano con i capelli biondi. Guardava il suo volto ed era terrorizzata come lo erano tutti.
Facciamo un salto nel tempo, siamo nel 2016 in un’aula del Istituto tecnico “P.F. Calvi” e il professore di diritto chiede a gli studenti dove nasce la costituzione.
Io conosco la risposta. Nasce sotto gli occhi della mia bisnonna quel 17 marzo, nasce nelle nostre montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, ovunque sia morto un italiano urlando libertà e riscattando dignità. La nostra costituzione è il prodotto della Resistenza.
Mi rendo conto che qualsiasi discorso sul tema ha però sempre meno stabilità. La spinta eroica ha perso l’intensità degli inizi, specialmentre tra i giovani. Bisogna recuperare l’ideale della lotta partigiana. La storia ci insegna che non c’è nessun fascismo buono. Quella stessa storia che non deve essere solo una materia scolastica bensì la nostra guida.
Concetto Marchesi si rivolge a gli studenti dell’Università di Padova dicendo queste parole “per la fede che ci illumina, per lo sdegno che vi attende, non lasciate che l’opressore disponga della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l’Italia dalla schiavitù e dalla misoginia.”
Io oggi voglio invitare, fare un appello ai miei coetanei: reagite davanti a chi in politica antepone l’interesse privato a quello pubblico e, in vista del referendum costituzionale, studiate, studiamo e creiamo gli anticorpi davanti a chi vuole allontanarci ancora di più da quella costellazione di valori che sono stati l’avvio di una nuova storia collettiva.
Ora e sempre, Resistenza.

Un confessionale in pubblico

Comune di Feltre, Isbrec, Coordinamento Donne SPI-CGIL, SPI CGIL
invitano alla presentazione del libro

Un confessionale in pubblico
La “piccola posta” nei settimanali femminili

di
Francesca Endrighetti

24 marzo 2016, ore 16.00
sala Ocri, Feltre

Coordina
Maria Rita Gentilin (Segreteria Spi-Cgil Belluno)

Interverranno
Francesca Endrighetti
Diana Perli (Responsabile Coordinamento Donne)
Rossana Mungiello (Consigliera di Parità)
Paola Salomon (Isbrec)
RIta Turati (Segretaria Generale Spi-Cgil Veneto)

Con la partecipazione di
Duilio Maggi (musicista)
“Lettori per caso”
(Anna Elisa Leopardi e Angiolina De Pasqual)

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L’atlante delle stragi: nazisti e fascisti in Italia nel 1943-45

In occasione delle commemorazioni del Bosco delle Castagne e di piazza dei Martiri
Isbrec, Comune di Belluno e Anpi organizzano un incontro di presentazione de

L’atlante delle stragi:
nazisti e fascisti in Italia nel 1943-45

Un progetto di ricerca nazionale di
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ANPI
Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di liberazione in Italia – INSMLI

 Lunedì 21 marzo 2016, ore 18.00
Sala “Bianchi”, viale Fantuzzi, Belluno

programma
Saluti di Francesco Rasera Berna (Presidente del Consiglio Comunale di Belluno)
Introduzione di Enrico Bacchetti (Isbrec)
Le stragi nazi-fasciste nel Veneto, Federico Melotto (IVrR)
Le violenze nazifasciste nel bellunese tra 1943 e 1945, Adriano Mansi (Isbrec)

A docenti e studenti sarà rilasciato un attestato di partecipazione

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70° della Liberazione – 4° incontro

Storie e memorie salvate

Nel quadro degli appuntamenti dedicati al 70° anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, il Comune e la Biblioteca Civica di di Ponte nelle Alpi e l’Isbrec, sono lieti di invitarvi al quarto incontro

 Venerdì 26 febbraio 2016 – ore 20.30
Nicla, Letizia, Alia, Burraschina. Storie di famiglia e di fiducia. Presentazione di alcuni profili di partigiane bellunesi
Relatore: Paola Salomon

L’incontro si terrà nella sala “T. Merlin”
della Biblioteca Civica di Ponte nelle Alpi

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LA MEMORIA SALVATA. Storie e immagini per interpretare il presente / 3° incontro

Il Comune di Sedico la Biblioteca Civica – Assessorato alla Cultura di Sedico e l’Istituto Storico Bellunese della Resistenza e dell’ Età Contemporanea vi invitano al ciclo di incontri

LA MEMORIA SALVATA
Storie e immagini per interpretare il presente

Martedì 23 febbraio ore 18.00
Nicla, Letizia, Alia, Burraschina: storie di famiglia e di fiducia. Profili di
partigiane bellunesi

Relatrice: Paola Salomon

Prossimo appuntamento:

Martedì 8 marzo ore 18.00
Alla ricerca del mondo perduto. Proiezione dei documentari neorealisti
del regista vittoriese Giuseppe Taffarel sul mondo rurale veneto

Relatore: Mirco Melanco

Gli incontri si svolgeranno presso la Sala del palazzo dei Servizi di Sedico
Partecipazione libera

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Nuovo orario della biblioteca

Si comunica che a partire dal 17 febbraio 2016 l’orario di apertura della biblioteca dell’Istituto Storico Bellunese della Resistenza e dell’Età Contemporanea viene modificato e ampliato di tre ore secondo lo schema seguente:

  • Martedì: 9.30-12.30 / 15.30-18.30
  • Mercoledì: 15.00-18.00
  • Giovedì: 15.30-18.30

Porrajmos. Genocidio Rom e Sinti

In occasione delle celebrazioni del Giorno della Memoria
l’Anpi “La Spasema”, in collaborazione con l’Isbrec e con il patrocinio del Comune di Mel, è lieta di invitarvi alla inaugurazione della mostra

PORRAJMOS
Genocidio Rom e Sinti
Segregazione di ieri e di oggi

Interverranno

SEO CIZMIC
Esperto dell’olocausto Rom ed attivista europeo del movimento “Na bistar!” (“Non dimenticare!”)

GRAZIANO HALILOVIC
Pres. Ass. Romà Onlus e membro ufficiale della rete TernYpe

sabato 13 febbraio alle ore 17.30
Palazzo delle Contesse – Mel

Dopo la mostra del 2015 dedicata allo sterminio degli omosessuali nei campi di concentramento tedeschi, vogliamo, quest’anno, aprire un’altra pagina per conoscere un altro aspetto della barbarie nazista, un genocidio poco conosciuto, magari “scoPorrajmosmodo” da ricordare, ma che ha portato allo sterminio di oltre mezzo milione di esseri umani.

Pochissimi in Europa conoscono la parola PORRAJMOS, eppure ricorda una delle parole più terribili della memoria di quei popoli che tanti continuano a chiamare “zingari” o “nomadi”. PORRAJMOS è la parola che nelle lingue sinte e rom definisce il “divoramento” subito tra il 1934 e il 1945, quando l’Europa nazista e fascista fu teatro dell’annientamento di almeno la metà dell’intera popolazione rom e sinta europea. Cinquecentomila uomini donne e bambini perseguitati, imprigionati uccisi, deportati nei Lager e seviziati vittime degli orrendi esperimenti medici nazisti, sterminati nelle camere a gas e nei forni crematori.

Orari di apertura della mostra:
domenica 14 e 21 febbraio dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00
venerdì 19 febbraio dalle 18.00 alle 20.00
sabato 20 febbraio dalle 15.00 alle 18.00
ingresso libero